di Moreno D’Angelo
«Non basta abbattere le baracche per sentirsi sollevati dal problema. Non si può considerare lo sgombero una questione di ordine pubblico».
Il giorno dopo lo sgombero del campo nomadi in Lungo Stura Lazio il vescovo di Torino Cesare Nosiglia interviene con determinazione sulla questione Rom con un richiamo forte sul dovere dell’accoglienza nei confronti di questi cittadini italiani e europei, superando i sentimenti di diffidenza nei confronti delle popolazioni nomadi a cui si è anche rivolto con un appello affinché ci si impegni, con tutti i soggetti coinvolti, in un cammino di condivisione.
Un monito basato sul rispetto di ogni persona e soprattutto dei minori. «In situazioni come quelle vissute in Lungo Stura Lazio – spiega Nosiglia – è facile, come cittadini di Torino, sentirsi distanti dal problema. E’ facile sentirsi sollevati perché con l’abbattimento delle baracche si ha la sensazione di aver risolto un problema che creava tensione e disagio nella città». L’arcivescovo argomenta il suo appello: «Io credo che sia necessario sentirsi coinvolti perché queste persone continuano a vivere con noi nello stesso territorio, perché comunque stiamo condividendo i problemi che la loro presenza può creare.
Monsignor Nosiglia si è rivolto anche a Rom, Sinti e alle comunità nomadi presenti nel nostro territorio perché si impegnino a proseguire quel percorso di condivisione della cittadinanza già iniziato da tempo, pur tra molte fatiche e incomprensioni reciproche. Ci sono proposte concrete di inclusione, avanzate dalla Città, come dalle associazioni impegnate a fianco dei nomadi.





