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sabato, 20 Luglio 2024

No Tav tirano le orecchie a Appendino e Versaci: “Ma sapete a chi avete dato solidarietà”

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Nulla di irreparabile, per carità. Anche perché il legame con i consiglieri comunali M5s, la sindaca e il movimento No Tav è molto forte. Il comunicato che arriva da chi si oppone alla linea a Alta Velocità, Torino-Lione, pubblicato sul sito Infoaut, all’indomani della solidarietà che la sindaca Appendino e il presidente del consiglio comunale di Torino Fabio Versaci hanno portato alle forze dell’ordine dopo l’assalto al cantiere di Chiomonte, sa più di tirata d’orecchie.

Una sorta di “avvertenze prima dell’uso”, tipo “guardate che noi non facciamo sconti a nessuno”. “Se al primo consiglio comunale si sceglie a chi dare solidarietà…” è il significativo titolo del documento.

«Siamo gente semplice, abituata a dare importanza alle parole e ai fatti che ne conseguono – scrivono i No Tav – Non siamo abili nei bizantinismi né tantomeno nelle ambiguità politiche, pertanto prendiamo atto che un consiglio comunale a maggioranza notav (così sapevamo…) ha accettato di redigere e leggere un comunicato dello stesso tenore di tutti i comunicati che sono usciti da quell’aula, in seguito alla richiesta di esponenti del Pd e del centro destra». L’alibi della trappola dell’opposizione non convince, o meglio, non può essere un alibi: «Poco importa che si trattasse del classico “trappolone” teso abilmente (ma neanche troppo) da politici più navigati, importa che ci si sia cascati con tutti i piedi e magari pure con convinzione per un presunto “senso istituzionale”».

Poi la stoccata sulla solidarietà data alle forze dell’ordine: «Ma cos’è che viene condannato così repentinamente? Lo sapete almeno? E a chi date solidarietà preventivamente? Sapete anche questo? O avete capito in così poco tempo che sono più importanti gli atti formali a discapito di quelli reali, concreti e genuini».

Nel documento vengono rivendicati (e promesso che ancora accadrà) «gli atti di resistenza e di disturbo al cantiere e alle truppe di occupazione, nei modi e nei metodi che abbiamo sempre utilizzato». «Sapete noi il tav lo vogliamo fermare davvero. Quando parliamo di resistenza popolare, noi poi, proviamo a farla sul serio». Se in Valle, viene ricordato agli amministratori pentastellati c’è violenza, non è certo, ricordano dal movimento Notav, per colpa dei valsusini.

«Sapete cosa significa vivere in un territorio militarizzato e violentato? Sapete cosa vuol dire esibire i documenti per passeggiare per la propria terra? Sapete cosa vuol dire avere la propria nonna obbligata a firmare in una caserma dei carabinieri? Questa è la violenza ad esempio».

«Chissà perché si pensa che i fuochi artificiali lanciati in aria siano più violenti dei lacrimogeni sparati addosso ai manifestanti, che hanno rovinato delle persone per sempre. Chissà perché le pietre lanciate dalla polizia non sono violente mentre quelle tirate dai NO TAV sono violentissime», si legge ancora.

«Sappiamo che esprimere la solidarietà alle forze dell’ordine fa molto “”istituzionale”, ed è una di quelle cose che ogni politico fa come routine, ma non se ne sentiva il bisogno. La solidarietà (vera o finta che sia) la ricevono tutti i giorni, noi invece aspettiamo ancora che la smettano di piombarci in casa alle 5 del mattino, che la smettano di giocare al tiro al bersaglio con i loro lacrimogeni, che non si sentano impuniti e protetti e che magari mettano un bel numero sulla divisa».

Il documento si chiude con una domanda: «Ognuno è libero di fare quello che meglio crede, ma voi visto che vi dite notav, e avete ribadito la contrarietà all’opera anche in questi interventi, spiegateci un po’ come lo fermereste, perché ad oggi ( e dopo oggi) non l’abbiamo ancora capito bene».

Il filo rosso che lega le parti resta teso e ben saldo. Le bandiere No Tav sventolarono a decine il giorno della vittoria al ballotaggio e gli slogan contro la Torino-Lione rimbombarono in Comune.

In Valle, nelle marce, nelle lotte proprio davanti al cantiere, il Movimento Cinque Stelle ha raccolto consensi, attirando le simpatie degli oppositori all’opera, che hanno contribuito non poco all’elezione dei consiglieri pentastellati in Regione. Beppe Grillo è finito anche lui alla sbarra, uno dei tanti imputati nei tanti processi contro i No Tav.

E bisogna dimenticare che Appendino, accusata dal Pd di essere il braccio politico dei No Tav e di “coprire i violenti”, ha più volte detto che porterà su ogni tavolo le ragioni del “No”. Non escludendo l’uscita di Torino dall’Osservatorio.

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