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venerdì, 19 Luglio 2024

Mentre Carretta e Versaci fanno politica, Appendino continua con la fantapolitica

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Chi la conosce bene parla di una Appendino per nulla felice di quanto ha letto questa mattina sulle pagine locali del quotidiano “La Repubblica”. Lo stesso giornale in cui lei una settimana fa aveva lanciato il progetto di Torino laboratorio per l’alleanza Pd-M5s-Leu, con un unico candidato a sindaco, oggi ha pubblicato la doppia intervista al segretario metropolitano del Partito Democratico Mimmo Carretta e del consigliere comunale Cinque Stelle, ex presidente in Sala Rossa, Fabio Versaci, in cui i due, pur escludendo alleanze elettorali sotto la Mole, dicono chiaramente che in caso di secondo turno, per fermare la vittoria del centrodestra, sono pronti a votarsi a vicenda. Chiamalo disgelo o semplicemente intelligenza.

Insomma i due fanno politica, con la ‘P’ maiuscola. Ovvero mettono da parte diversità e quant’altro e decidono di rimandare il discorso al ballottaggio, entrambi convinti che Damilano e Lega non sarebbero un bene per la città. 

“Ma perché aspettare?”, sottolinea la sindaca ai cronisti questa mattina, a margine della cerimonia di commemorazione delle vittime del Covid, che si è svolta al cimitero torinese. Definisce la doppia intervista prove di disgelo. Poi Appendino torna a rilanciare la proposta ‘candidato unico per l’asse giallorossa’, nonostante, fosse stata rispedita al mittente giorni fa, tranne da LeU e Articolo Uno. 

“Dobbiamo fare tutti uno sforzo perché abbiamo una responsabilità nei confronti della comunità – dice Appendino – C’è un’esperienza di Conte 2 che ha visto forze politiche portare avanti priorità importanti e ha lavorato bene, c’è una città in piena crisi che ha bisogno di parlare di contenuti e progettualità”. 

“Le questioni partitiche – continua – devono essere lasciate alle spalle. Detto ciò è chiaro che ci si deve credere e per crederci ci si deve confortare sui contenuti”. 

Appendino continua a non fare il nome del prescelto (“parliamo di progetti e non di nomi“) a rappresentare questo progetto, nonostante lei abbia scelto questa strada ed è pronta a difendere l’idea a costo di rimanere isolata dalla sua stessa maggioranza e dalla sua base.

A scapito del suo stesso Movimento non fa nulla per accelerare la scelta del nome del candidato pentastellato. Il nome di chi dovrebbe raccogliere il suo testimone. Un nome che deve venire dai Cinque Stelle e non da improbabili assi.

Spetterebbe proprio ad Appendino, vittoriosa nel 2016 e ritirata nel 2021, il compito di dare un’accelerata e poi, a nome fatto, accompagnare il candidato Cinque Stelle in strada, tra la gente. Farlo conoscere e garantire. Insomma Appendino sta solo perdendo tempo, preferendo alla politica la fantapolitica. 

Quel ‘fantasy’ che serve solo a far perdere consensi, come se non bastasse l’emorragia di voti già prevista dagli esperti del settore.

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