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giovedì, 23 Aprile 2026

“La Rai ignora i referendum. Occorre rompere il silenzio”: presidio SLC – Cgil davanti la sede Torino

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“Non è accettabile che il servizio pubblico resti in silenzio sui referendum in programma tra un mese e non dia una informazione corretta” lo dichiara a Nuova Società il segretario di SLC Piemonte Alberto Revel, nel corso del presidio sotto la sede torinese della Rai, insieme ad un folto gruppo di lavoratori e rappresentanti sindacali della Cgil.

Revel, dal 7 giugno 2024 segretario generale SLC Piemonte (sindacato lavoratori della Comunicazione) ha ricordato come si tratta di un’iniziativa di protesta e sensibilizzazione, promossa dalla Cgil con un gruppo di organizzazioni, avviata ieri (28 aprile) in Lombardia e in altre sedi regionali, “Noi abbiamo deciso di muoverci oggi in concomitanza con quella nazionale a Roma in via Teulada e in altre realtà per chiedere alla Rai”.

Oltre al silenzio referendario si registra un crollo della Rai nell’informazione, specie politica ormai terreno de la 7?

“In Rai, come emittenza di Stato, la linea editoriale la dà il Governo ma

Dal punto di vista industriale, a parte il Festival di Sanremo, la situazione è quanto mai critica.

Rischi occupazionali?

“Stiamo portando avanti una vertenza locale per Torino perché mancano gli investimenti, depotenziando una sede storica produttiva come quella di via Verdi, con molte sue attività trasferite a Roma e Milano, perdendo colpi”.

Paura del quorum?

La scarsa partecipazione rappresenta da tempo un grande scoglio per il referendum. Ma siamo ottimisti”.

A Roma il segretario Maurizio Landini ha denunciato l’assenza di risposte da parte del Governo ricordando come il Presidente Mattarella, da vero guardiano dei principi costituzionali, abbia espresso la necessità di combattere l’astensionismo. Per il segretario generale della Cgil il referendum è un diritto e non voto per un partito.

Sui cinque referendum, in programma l’8 e il 9 giugno, la Cgil ha raccolto ben 5 milioni di firme.

I quesiti referendari riguardano:

1) lo stop ai licenziamenti illegittimi nelle imprese con più di 15 dipendenti, per quei lavoratori assunti dal 7 marzo 2015, che non possono rientrare dopo un licenziamento illegittimo, privo di giusta causa. Si tratta di 3 milioni e 500mila per i quali è precluso il reintegro.

2) L’aumento delle tutele dei 3milioni e 700mila lavoratori delle piccole imprese (meno di 16 dipendenti).

3) Il ripristino delle causali per i 2 milioni 300mila lavoratori a tempo determinato che possono essere occupati per 12 mesi senza alcuna giustificazione.

4) Più sicurezza sul lavoro. In Italia si registrano 500mila denunce per incidenti sul lavoro e quasi 1000 morti. La richiesta della Cgil intende estendere la responsabilità anche all’impresa appaltante.

5) Riduzione da 10 a 5 anni del termine per la richiesta di cittadinanza italiana. Sarebbe una conquista per due milioni e 500 mila cittadine e cittadini di origine straniera che crescono, studiano e lavorano nel nostro paese. Si tratta di diritti, tutele e opportunità che garantiscono ricchezza al Paese come avviene in molte altre realtà europee.

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