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martedì, 9 Marzo 2021

Il riscaldamento globale non è una favola. Rischio inondazioni sempre più grave

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

In Italia crisi politica ed emergenza Covid stanno mettendo totalmente in secondo piano i temi ambientali. In un mondo in cui tanti Governi ignorano, in nome di un folle sviluppo, temi come il riscaldamento globale e l’eccessivo sfruttamento di suolo e risorse (disboscamenti, pesca senza scrupoli, inquinamento), destano sempre più preoccupazione  gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica. 

Siamo infatti davanti al concreto rischio che entro la fine del secolo, e forse anche molto prima, continui l’innalzamento del livello del mare e  conseguentemente del rischio di inondazioni che potrebbero colpire e mettere in crisi la vita e le economie di molte realtà costiere. 

 Già da anni si parla di crisi idriche ed energetiche, legate al riscaldamento globale, che potrebbero drammaticamente pesare sul futuro di questo secolo.  Crisi che in certe realtà, come quelle centroafricane, potrebbero comportare anche guerre ed esodi biblici. 

Sono purtroppo molti che continuano a ignorare questi appelli. Emblematico il caso dell’orgoglioso incendiatore dell’Amazzonia, Jair Bolsonaro, per il quale le foreste,  polmone del mondo, sono solo sue e vale la pena continuare a distruggerle per dare ulteriore spazio agli allevamenti di bovini.  Negli Usa un vero fenomeno del negazionismo in tal senso è stato Donald Trump, che ha più volte reiterato il suo pensiero secondo il quale il riscaldamento globale è solo una favola.

 Anche in Italia certi richiami alla ripresa ad ogni costo puntano, in silenzio, ad ignorare vincoli e lacciuoli legati alla difesa dell’ambiente.  Ma intanto, senza prospettare  scenari apocalittici, sono evidenti i segnali che indicano come la gestione delle acque e del territorio sia un fatto sempre più importante a fronte dei crescenti rischi di alluvioni e inondazioni per un clima caratterizzato da frequenti  eccessi tropicali anche nella nostra penisola.  

L’allarme lanciato dagli scienziati di mezzo mondo riguarda in primo luogo il ghiaccio che continua a sparire in particolare dalle calotte polari di Artide e Antartide. Ciò è molto grave, anzi è l’ipotesi peggiore, in quanto determina una diminuzione della superfice ghiacciata, che poi scivola in mare. Questo ghiaccio perso comporta una minor riflessione di luce e radiazioni solari con  un conseguente aumento del riscaldamento degli oceani e del pianeta.  Un fenomeno risultato in drammatico aumento in questi ultimi decenni.

Un dato significativo è quello della quota record di 1,3 miliardi di ghiaccio persi nel solo 2017. Si tratta di quasi il doppio rispetto a trenta anni fa. Le rilevazioni accurate e impietose sono state ottenute grazie ai satelliti.

Ora la domanda che ci si pone è: questo riscaldamento globale è influenzabile dai comportamenti sciagurati dell’uomo? Per la maggioranza degli scienziati si tratta di una cosa ormai scontata mentre per alcuni rappresentanti della politica e dell’economia si tratterebbe solo di ordinari cicli   naturali.   

La questione è che i dati e gli evidenti sviluppi sempre più “tropicali” del clima anche a casa nostra, con un aumento degli eventi eccezionali, rendono necessari,  specie in una realtà morfologica come quella italiana, interventi urgenti sia sul piano della prevenzione che nel diffondere comportamenti eticamente corretti nel rispetto del pianeta e del nostro futuro. 

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