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giovedì, 23 Aprile 2026

Gli amori impossibili di Pier Paolo Pasolini

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Due giorni di grande cinema, al Festival di Venezia. Due lavori ben poco holliwoodiani che, però, sono destinati a lasciare il segno nella storia del cult socio-politico. Ieri, con “La Trattativa”, Sabina Guzzanti ha infilato non solo un dito ma l’intera mano dentro una ferita ancora aperta sull’”affaire” Stato-mafia. Il film, fuori concorso, ha riscosso il plauso della critica anche per il suo proporsi “antico” secondo i canoni del cinema-inchiesta per il quale Elio Petri fu un grande maestro. Oggi altro colpo da “novanta” con l’intera platea in piedi, a fine proiezione, per dedicare una standing ovation al regista spagnolo Abel Ferrara autore di un’opera che si propone alla grande in lizza per vincere il “Leone d’oro”. Con “Pasolini, l’ultimo giorno”, questo il titolo del film, Il Festival veneziano rilancia con prepotenza quella che dovrebbe essere la funzione primaria del cinema inteso come veicolo di conoscenza, di cultura e di denuncia senza per questo annoiare oppure scendere a bassi livelli nazionalpopolari. Il lavoro di Ferrara sarà nelle sale italiane fin dalla prossima settimana e sarebbe davvero delittuoso perderlo.
Detto ciò è bello poter prendere atto che la figura di uno fra i più grandi intellettuali dell’epoca moderna, Pier Paolo Pasolini appunto, è ancora talmente viva e attuale al punto da ispirare nuove avventure artistiche come quella realizzata da Abel Ferrara. Il film non indulge a pietismi o romanticismi di maniera, ma si limita a raccontare le ultime ore del grande poeta e scrittore friulano prima del suo barbaro assassinio compiuto da “ragazzi di vita” su commissione del Potere Politico di allora. E su questo non vi sono dubbi anche se, per certi versi, potrebbe risultate paradossale il fatto che proprio l’uomo il quale si preparava a denunciare pubblicamente i responsabili dei sanguinosi “misteri italiani” sia poi finito a far parte di quegli stessi misteri. Pasolini, evidentemente e come tutte le grandi vittime sacrificali della storia al pari del Caravaggio, era un predestinato a dover fare i conti anche con l’impossibile.
Tre, infatti, furono i suoi grandi amori che non poté frequentare fino alla radice. Il calcio. Quello vero e autenticamente empatico che gli regalava il suo Bologna quando tremare il mondo faceva. Lui, tifosissimo dei rossoblù, avrebbe dato un pezzo di se stesso per poter partecipare attivamente allo sport che preferiva. La grave e pesante assenza di diotrie alla vista gli permise al massimo di sfogarsi in partitelle organizzate con gli amici tra i quali eccelleva Sandro Ciotti. Altro amore impossibile e quasi scandaloso per lui che era dichiaratamente omosessuale quello per la grande Maria Callas. Era il 1969. Lei, disperata per essere stata lasciata da Onassis il quale aveva sposato Jaqueline Kennedy, decise di cambiare tutto della sua vita. Anche la professione. Pasolini la volle come protagonista nella “Medea” e durante la lavorazione se ne innamorò perdutamente. Cosa che gli era mai accaduto per una donna. Fu un rapporto talmente enorme da risultare persino insopportabile, quindi impossibile, con il finale scontato: Pier Paolo che torna con Ninetto Davoli e Maria che diventa “l’amante” del suo ex Onassis. Abbastanza per un altro film. Non gossip ma delicata e umana verità. Come il terzo amore impossibile di Pier Paolo: la verità appunto. Quella che si preparava a urlare al mondo e per questo venne assassinato come Cristo in croce.

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