Si è aperta in ricordo del primo eco-poliziotto, Roberto Mancini, la conferenza tenutasi durante il Festival Internazionale di Perugia dal titolo “Terra dei fuochi: 25 anni di mala politica, corruzione e convivenza tra politici e criminali”. Esempio della lotta alla criminalità che parte dal basso e uomo che ha pagato con la propria vita il voler rintracciare la verità sui “veleni” che dal nord Italia, ma anche dall’Europa, sono arrivati in Campania e nel Mezzogiorno. Un uomo che già alla fine degli anni ’90 consegnò ai magistrati della procura di Napoli un’informativa di ben 250 pagine per denunciare nomi e collegamenti tra politica e camorra.
Si è parlato delle modalità con cui ci si può opporre ad una situazione insostenibile. Si può scrivere un romanzo, come quello di Saviano, lo si può fare proiettando un film come “Biutiful Cauntri”, ma spesso si continua comunque a non voler ascoltare la protesta. È questo ciò di cui parla e che contesta lo scrittore e giornalista Marco De Marco durante la conferenza: l’assenza, per molti anni, di un’attenzione reattiva alla voce di chi protesta, finché le comunità riunite intorno alla figura di padre Patriciello e attraverso i social network non hanno sollevato la questione del collegamento tra ambiente e cittadini malati: un incontro costruttivo tra tradizione e modernità su una questione a lunga dibattuta: per molto, troppo tempo, infatti, si è negata l’esistenza di un nesso tra l’aumento dei tumori e l’aria malsana che si respira nei territori tra Napoli e Caserta. Un nesso che invece esiste e scienziati di fama internazionale, tra cui Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research, hanno ribadito più volte. Un collegamento che non può non essere riconosciuto: chi lo nega «mente sapendo di mentire», così come afferma lo scrittore di “Chi comanda Napoli”, Giuseppe Manzo.
Ad intervenire all’incontro, tra gli altri, anche il Ministro della Giustizia Orlando, che puntualizza la necessità dell’inasprimento delle pene per chi è sorpreso ad appiccare i fuochi, pur consapevole che fondamentale è ripercorrere ogni anello di una lunga catena che conduce spesso alla criminalità organizzata. Ma non solo: «si deve riconoscere la presenza di un’industria sommersa che, essendo illegale, non può smaltire i rifiuti legalmente».
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