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venerdì, 12 Agosto 2022

Extinction Rebellion, attivisti incollati alla sede della Regione contro la siccità

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Un gruppo di attivisti di Extinction Rebellion si è incollato con il super attack agli ingressi della Regione Piemonte, in Piazza Castello, bloccandone gli accessi. L’obiettivo, dicono gli attivisti, è denunciare l’inadeguatezza della giunta regionale nella gestione dell’emergenza idrica. “Siccità è crisi climatica”. Una grande lisca di pesce in cartapesta è stata lasciata di fronte all’ingresso principale, mentre altre persone hanno incollato su tutte le vetrate manifesti con lo slogan “Siccità è crisi climatica”.

“L’obiettivo dell’azione di oggi” dice Giovanni, uno degli attivisti incollati all’ingresso principale “è quello di denunciare l’inadeguatezza politica di questa giunta regionale nella gestione dello stato di emergenza idrica, sintomo del collasso climatico che è qui e ora nella nostra quotidianità, e sta colpendo le nostre terre”. Negli ultimi mesi, infatti, l’Italia sta affrontando una delle peggiori siccità di sempre. Secondo Coldiretti, i danni stimati all’agricoltura italiana ammontano a circa 2 miliardi di euro e più di un quarto del territorio nazionale è a rischio desertificazione, un fenomeno evidente ormai da tempo. Già a febbraio, la neve sulle montagne era praticamente scomparsa e la portata d’acqua dei fiumi aveva raggiunto livelli bassissimi, causa un’assenza di piogge significative durata circa tre mesi. Dall’Autorità distrettuale del bacino del Po ai docenti e ricercatori delle università piemontesi, in quei mesi hanno lanciato ripetuti allarmi sui rischi a cui stavamo andando incontro, e sulle conseguenze di un periodo di siccità così prolungato.
Malgrado ciò, alla fine del Consiglio Regionale aperto sullo stato di emergenza eco-climatica tenutosi a febbraio 2022, la maggioranza del consiglio ha approvato tre atti di indirizzo per il governo, che promuovevano il gas fossile, il settore delle automotive, il nucleare e i termovalorizzatori, in direzione diametralmente opposta agli appelli della comunità scientifica e della società civile.

“Siamo qui perché ci aspettiamo che la Regione Piemonte affronti questa crisi alla radice e che ascolti la comunità scientifica” spiega Martina, anche lei incollata agli ingressi. “È inaccettabile che si aspetti di contare i danni per poi richiedere lo stato di “calamità naturale”, scaricando sui cittadini la responsabilità di razionare l’acqua per un problema sistemico che le istituzioni hanno volutamente scelto di ignorare”.

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