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sabato, 24 Ottobre 2020

E se i preti potessero sposarsi? Parte V

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Di Vittorino Merinas

Risultando ormai da quanto fin qui detto una rappresentazione sufficientemente ampia e puntuale del problema del celibato, è giusto chiedersi se la sua abolizione coinvolgerebbe positivamente anche i problemi ad esso attinenti, sui quali vale la pena qualche considerazione

…1°- Senza celibato obbligatorio aumenterebbero le vocazioni? E’ pensabile che sarebbero favorite. Il loro persistente decremento è impressionante. In Germania nell’anno in corso sono stati ordinati 52 preti: un tempo erano più centinaia. Nella cattolicissima Irlanda uno solo. In Italia, centro del cattolicesimo, il vuoto non è meno consistente. Una crisi diffusa a livello mondiale. Studi fatti hanno riscontrato il celibato come sua concausa.

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…2°- Matrimonio e famiglia ostacolerebbero una piena dedizione al ministero. Obiezione che non trova conferma dove essi sono possibili, comunque sconfitta dai vantaggi che ne conseguirebbero. Preti non più estraniati dalla vita, più concreti e determinati, resi dall’esperienza diretta meno dottrinari su matrimonio, figli, educazione ed altre rilevanti problematiche, impegnati a trovare prima per sé percorsi realistici di vita cristiana anziché imporre modelli visionari prefabbricati o predicare dogmi antichi che nulla dicono alla cultura contemporanea.

…3°- Una vita affettivamente e sessualmente serena darebbe ulteriore slancio all’impegno presbiterale. La donna non sarebbe più perpetua, cuoca, lavandaia, magari con saltuari compiti di concubina, ma sostegno e conforto nei momenti di difficoltà e nelle inevitabili delusioni.

…4°-Celibato o eucarestia? Secondo teologia, come spesso richiama Francesco, l’eucarestia è il cuore della comunità cristiana. Senza di essa non c’è chiesa. Molte comunità, però, ne sono prive per la penuria di sacerdoti. Se ne è discusso nel Sinodo sull’Amazzonia, dove il problema è stato all’ordine del giorno su sollecitazione del papa stesso, facendo congetturare la sua disponibilità, su indicazione dei padri sinodali, al conferimento del sacerdozio a uomini sposati di solida fede. Speranza capovoltasi in profonda delusione per lo sconcertante silenzio di Francesco sulla questione nell’esortazione conclusiva dei lavori sinodali. La centralità dell’eucarestia sacrificata ad una legge canonica in contrasto con la bibbia e con un irreprimibile diritto maturale.

…5°- La fine del celibato garantirebbe la fine dei guai che l’accompagnano? Probabilmente non la fine, ma una consistente diminuzione. Non si tratta della sola pedofilia, ma d’un ventaglio di guai di diversa entità dei quali l’istituzione cattolica, cieca sulla loro gravità, si rende responsabile. Randagismo sessuale di un numero tutt’altro che indifferente di preti; vite altrui coinvolte nella loro perdizione; amori sinceri che sbocciano senza possibilità d’un sereno compimento; figli che non conosceranno mai il padre qualora non abbandonasse lo stato clericale per dedicarsi a loro.

…6°- Infine il clericalismo contro il quale Francesco spesso lancia i suoi strali. E’ il predominio d’una gerarchia ecclesiastica coesa ed avvolta in un’aura di sacralità tale da soggiogare i fedeli generando due nefaste conseguenze: un popolo di Dio ridotto a gregge sottomesso, tacitato e controllato in ogni sua iniziativa; coscienze che, fiduciose nella rettitudine di coloro che a quella sacra gerarchia appartengono o incapaci per età e debolezza di difendersi, a loro ciecamente s’affidano fino ad essere abusate non solo spiritualmente con aberranti direzioni spirituali, ma anche nella loro fisicità, come ormai è ampiamente documentato.

   Questo clericalismo infestante non è, come sembra ritenere anche Francesco, una semplice e correggibile deviazione nella gestione del potere da parte del clero. Germina dalla natura stessa d’un sacerdozio dall’assoluta alterità nei confronti del popolo credente. L’ordinazione sacerdotale, insegna la teologia, imprime nei consacrati un marchio indelebile che li inserisce in un corpo gerarchico dotato d’un potere unico e complessivo sull’istituzione chiesastica. Un genetico assolutismo esclusivistico confermato dal Vaticano II, distruttivo della natura comunitaria e carismatica della chiesa, corpo mistico di Cristo.

   Il ripristino d’una chiesa evangelica potrebbe essere avviato dallo sgretolamento del monolito clericale, cui l’abolizione del celibato forzoso potrebbe dare un forte contributo. Sposato o celibe, il prete torna credente tra i credenti, fuori da una situazione privilegiata e superprotetta, esercitando il proprio carisma e rispettando quello altrui nella comune responsabilità dell’annuncio del messaggio di Gesù. “Il celibato quasi da solo costituisce una casta clericale con spirito corporativo ed orgoglioso. E’ il più importante contrassegno identitario del sistema clericale, [che si distrugge] con la cancellazione del celibato. Se non lo si fa, le condanne del clericalismo sono solo parole”, afferma Hubert Wolf, teologo e storico della chiesa, studioso del problema. (5, Fine)

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