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mercoledì, 21 Ottobre 2020

Il Covid svela il segreto di Pulcinella: precariato usato, abusato, malpagato

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

L’emergenza Covid sbatte in faccia, a chi faceva finta di non vedere, l’uso e l’abuso del precariato nel mondo del lavoro che in Piemonte presenta numeri preoccupanti tanto da entrare a piedi uniti nel dibattito della Festa itinerante de L’Unità. Un incontro, quello moderato da Roberta Meo e che ha visto avvicendarsi sul palco i segretari dei tre sindacati Cigl Cisl e Uil e la politica, rappresentata dai capigruppo in Comune e in Regione Stefano Lo Russo e Raffaele Gallo, e da Enzo Lavolta, responsabile lavoro Pd Piemonte.

I dati sono quelli che Mauro Zangola, già responsabile del centro studi dell’Unione industriale e oggi tra i più arguti e attenti osservatori del mondo dell’occupazione e dell’impresa, presenta in apertura. Il lavoro in Piemonte al tempo del Covid è precario, mal pagato e mal distribuito: non è una novità, dicono i sindacati ma sembra ci volesse una pandemia per togliere il filtro da una foto truccata e presentare davanti agli occhi della politica che amministra e di quella che governa tutto il disagio, quel precariato che non è solo fatto di debolezza contrattuale ma di assenza concreta di futuro.

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“Da gennaio a luglio, le assunzioni sono state 300mila, 100mila in meno rispetto al 2019, con un crollo delle assunzioni nei mesi di maggio aprile in pieno lockdown. I nuovi assunti sono per il 52 per cento uomini, la loro età è superiore ai 34 anni, dato che testimonia come l’inserimento dei giovani sotto i 29 anni al lavoro sia insufficiente – dice Mauro Zangola – . La qualifica professionale di chi trova lavoro è medio bassa: più della metà del personale è poco qualificato. Solo il 15 per cento presenta alta professionalità. Il 28 per cento degli assunti sono stranieri. Il 78 per cento di questi sono extracomunitari”.

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“Nella ripresa dopo il lockdown – osserva – c’è stata una corsa all’assunzione con contratti di tipo precaio che nemmeno prima del Covid si era registrata. Questo vuol dire che “l’80 per cent odegli assunti è a tempo determinato, si tratta spesso di assunzioni inferiori al mese e ben 25mila sono di tipo giornaliero”.

A luglio, le assunzioni giornaliere sono state doppie rispetto ai contratti in apprendistato. Questa è la prova che urla la presenza di un problema, fatto da un mondo precario, che si muove per il 70 per cento nell’ambito dei servizi e del terziario, e delle partite Iva create per agevolare un rapporto di lavoro che in realtà è spesso esclusivo e subordinato.

“In Piemonte sono state richieste 226 milioni di ore di cassa integrazione – dice ancora Zangola – 60 per cento ordinaria e il 36 per cento in deroga, coi fondi di solidarietà”. Se poi si guarda a ciascuna provincia, Torino ha pagato un prezzo salatissimo alla pandemia, ma il 50 per cento delle assunzioni si hanno sotto la mole. Cuneo e il Verbano stanno vivendo una debole ripresa mentre Biella, Vercelli e Asti vivono uno stato di profonda criticità. “E’necessaria la ripresa delle assunzioni – conclude Zangola – perché se è vero che da maggio comincia ad intravedersi uno spiraglio, è pur vero che moltissimo c’è da fare”. 

Il precariato è il grande problema perché senza lavoro, senza certezza salariale e contrattuale non c’è futuro, non c’è famiglia, non c’è crescita demografica né investimento. Il lavoro deve tornare ad essere stabile e dignitoso, e lo smart working può essete l’ulteriore veicolo che decentrandolo, lo renderà ancor più precario e non riconosciuto.

Pietro Terna, in passato direttore del Collegio Carlo Alberto, sottolinea come “dal Recovery Fund devono arrivare fondi affinché sia possibile investire nelle politiche attive del lavoro che favoriscano la conseguente partecipazione al mercato” – aggiungendo come sia fondamentale – mettere la formazione al centro e aprire un ragionamento sull’orario di lavoro, che oggi è di 37 ore settimanali: scenderanno perchè il lavoro sta cambiando: la sua meccanizzazione non deve essere causa del suo impoverimento. La produttività sale ma i salari scendono: è indispensabile la protezione delle categorie difronte al rinnovo del tessuto sociale”.

Progetto, futuro, potenzialità: Enrica Valfè, Domenico Lobianco e Gianni Cortese, di Cgil, Cisl e Uil, lo chiedono con forza andando oltre il banale “noi ve lo avevamo detto” che comunque chiosano, in apertura. Il covid ha messo in evidenza dati drammatici – dicono – . Il tema della precarietà e con essa la caduta di reddito sono centrali. Il blocco dei licenziamenti ha impedito che le persone finissero a casa ma senza correttivi né investimenti, non se ne esce”. Viene proposta una legislazione di sostegno alla contrattazione, viene chiesta la protezione del lavoro che c’è già e le condizioni per poterne creare di nuovo, un processo veloce di semplificazione burocratica.

“Prendersi ciascuno la propria responsabilità e condividere le priorità per raggiungere gli obiettivi è secondo Enzo Lavolta il punto essenziale da cui partire, sottolineando come, se si vuole che la Pubblica Amministrazione faccia la sua parte deve essere in grado di intercettare beni e servizi innovativi. I nuovi assunti dovranno riallineare la PA al mondo intorno, perché non è a parte, non può permettersi di non essere allineata alla velocità della società che le sta all’esterno .

L’assenza di un timoniere alla guida della città, è stata più volte sottolineata dal capogruppo in Comune Stefano Lo Russo, il quale raccogliendo le tante sollecitazioni, ammette che ciò che conta è dare la risposta giusta. Una situazione complessa, nella quale non essere convinti della risposta da dare fa parte della realtà. Torino è molto cambiata negli ultimi vent’anni, anagraficamente, socialmente. Ci sono più anziani, spesso vivono da soli e con redditi minimi – ricorda Lo Russo – sono pertanto cambiati i bisogni e la Città deve essere in grado di creare un tessuto e una rete nuova. Questa nuova città ha esigenze per le quali il paradigma usato finora con le conseguenti ricette non bastano più”. Cambia la popolazione, cambia l’assetto, la conurbazione. “L’idea di centro sarà ancor diversa nei prossimi anni – osserva Lo Russo – . E’ necessario immaginare e strutturare la modalità organizzativa dei tempi della città, dei mezzi: capire i traffici, il loro carico, da e verso dove. Flussi che cambiano per un lavoro che cambia, ma in base ai dati cambia in peggio, uscendo dagli uffici e diventando “smart” che non è sempre sinonimo di buono e giusto. Diventando non più indeterminato ma determinato, non più a un anno ma a un giorno. 

Per evitare che tutto questo si trasformi in rigurgito, rabbia e rifiuto, che diventi espressione populista e che sposti pertanto lontane dal centrosinistra le scelte elettorali ai prossimi appuntamenti, non ultimo Torino 2021 Raffaele Gallo, capogruppo in Consiglio Regionale è diretto Noi stiamo sottolineando giorno dopo giorno l’incapacità della Giunta regionale e del suo Presidente. Vogliamo far emergere con chiarezza l’inadeguatezza di amministrare il Piemonte perché sarà la stessa se Torino venisse governata dal centrodestra. Ricordiamoci che oggi Torino è più piccola, povera è in difficoltà. Per la città servono competenza, passione e il progetto che il Partito democratico saprà costruire”.

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