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venerdì, 7 Agosto 2020

Cpr di Torino, sopralluogo di Grimaldi (LUV) che poi va in Procura per denunciare: “Condizioni inaccettabili”

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Dopo la morte di un giovane bengalese dentro la struttura e la successiva rivolta e la protesta, con cariche della polizia all’esterno, il consigliere regionale di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi, insieme ai deputati del Partito Democatico Chiara Gribaudo e Luca Rizzo Nervo, ha effettuato un sopralluogo nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi a Torino.

Non è la prima volta che Grimaldi “visita” il Cpr. Anzi. Da quando si chiamava CIE il consigliere ha monitorato le condizioni dei migranti all’interno dell’ex caserma.

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E anche stavolta, come era già avvenuto nel passato, ha riscontrato dei problemi da non sottovalutare.

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«Il nostro sopralluogo di oggi ha rilevato numerose criticità – spiega Grimaldi – I detenuti sono 158 (su una capienza di 161) e in queste giornate caldissime vivono con l’impianto di raffreddamento rotto e i condizionatori del raffrescamento centrale non attivi. Trascorrono nel centro da 45 a 180 giorni e il 20% viene da una precedente detenzione in carcere».

Nel Cpr mancano gli operatori, sottolinea Grimaldi, da sempre contrario a questi centri di detenzione: «I numeri dell’organico sono totalmente insufficienti: vi è stata una riduzione che ha dimezzato gli operatori (4 dell’ente gestore di cui 2 notturni), accompagnati da esterni per l’assistenza primaria alla persona, la lavanderia, l’assistenza medica (grazie ai rapporti con l’Ospedale Martini), la consegna pasti e la spesa».

«I mediatori di assistenza sociale, psicologica e legale sono stati ridotti drasticamente; l’ambulatorio medico che fino al 31 dicembre era aperto 24 ore al giorno, oggi ne garantisce solo 6; gli infermieri, da 9 per 180 persone, sono diventati 4 per 210; le ore di assistenza legale sono passate da 72 a 16».

Poi Grimaldi ritorna sulla morte del giovane bengalese senza fissa dimora, su cui è stato aperto un fascicolo.

«Il fatto che Hossain Faisal, segnato dalla vita di strada e da difficoltà psicologiche e comportamentali, sia morto per cause naturali non rende il fatto meno drammatico: un uomo è stato ritrovato al mattino privo di vita dopo più di 20 notti trascorse al caldo di una struttura inospitale come l’ospedaletto».

Il consigliere regionale di LUV è in contatto direttamente con la Procura: «Ho fiducia nel lavoro di indagine della Magistratura, dalla quale mi sono già recato per fornire alla Procura elementi notati durante la visita e che ritengo possano essere rilevanti. Resta il fatto che, fino a quando lo Stato non chiuderà queste strutture come chiediamo da anni, suo dovere è quello di mettere a disposizione le professionalità, che, per esempio, esistono nelle carceri, e le dotazioni necessarie a renderle luoghi dignitosi», conclude Marco Grimaldi.

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