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mercoledì, 25 Novembre 2020

Confesercenti: “Un fondo per la liquidità delle attività commerciali dai risparmi sui buoni pasto dei lavoratori in smart working”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Un fondo per sostenere la liquidità dei pubblici esercizi e delle altre attività commerciali alimentato dai risparmi realizzati dalla pubblica amministrazione grazie alla mancata erogazione dei buoni pasto ai dipendenti in smart working: è questa la proposta che Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti, ha lanciato durante l’audizione della terza commissione consiliare della Regione dedicata ai problemi del commercio.

“Regione, Comuni e tutti gli altri enti pubblici – spiega Banchieri – non possono pensare di risparmiare sulla pelle delle nostre imprese: si tratta di una massa di denaro ingente che in condizioni normali sarebbe entrata nelle casse di bar, ristoranti e negozi. La situazione delle attività di somministrazione, private quasi del tutto delle entrate derivanti dalla pausa pranzo, è sempre più drammatica. Ma il fenomeno coinvolge il commercio più in generale per il solo fatto che ci sia meno gente che esce e si muove: i benzinai denunciano un calo del 30% dell’erogato, ai negozi di abbigliamento, come di altri settori, manca una parte di introito che prima realizzavano proprio grazie a questo tipo di clientela; e non dimentichiamo i fornitori del settore Horeca e gli agenti di commercio che intermediano le vendite: anche loro denunciano un calo degli ordini (e quindi delle loro provvigioni) fra il 50 e il 70%.

“I dati sui consumi di maggio diffusi l’altro ieri dall’Istat sono drammatici e una parte delle vendite che mancano all’appello sono senza dubbio originate dallo smart workig.

“Dunque – conclude Banchieri – nell’immediato si trovi il modo di redistribuire le risorse risparmiate. Ovviamente, anche se importante, questo è un palliativo. La vera soluzione – e qui rinnoviamo il nostro appello – è quella di un ritorno in tempi brevi ai posti di lavoro”.

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