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martedì, 27 Ottobre 2020

Castellani: “Per Torino una visione metropolitana e green. Non c’è progresso se non si riducono le diseguaglianze sociali”

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Sostenibilità, visione di una città metropolitana moderna e corale che vada oltre i confini del comune, riduzione delle diseguaglianze sociali perché una città, che è prima di tutto comunità, non può permettersi di ipotizzare sviluppo lasciando indietro i suoi cittadini più deboli. 

Valentino Castellani è stato il sindaco della rinascita della città. Torino non sarebbe come la viviamo se quel piano regolatore modificato e approvato nel 1993 non fosse stato in grado di disegnare un hard ware di città europea in grado di essere propulsiva. Come ogni grande progetto, anche quello è giunto a esaurimento e oggi Torino si prepara alle elezioni amministrative che saranno tra poco meno di un anno con più sfide tutte importanti che obbligano a giuste scelte da realizzare con competenza e coraggio.

Calare sul tavolo di Torino 2021 le carte vincenti necessita di un ascolto della città e di un progetto forte, moderno, coraggioso. 

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Perché un piano regolatore è importante per la città?
E’ la manutenzione fondamentale della città, da solo non risolve i problemi però certamente pone regole, vincoli e soprattutto prospettive allo sviluppo fisico della città. Dopo ormai 27 anni da quando quel piano fu approvato la città ha bisogno di una manutenzione straordinaria, ma bisognerà vederne contenuti e prospettive.

Lei definisce il Piano regolatore un hardware.
Un hardware che da solo non basta, naturalmente: in quello del 93 c’era l’idea di recuperare un’identità, una quantità enorme di spazi industriali abbandonati, c’erano più di dieci milioni di metri quadrati di aree produttive che erano diventate anche luogo di degrado in varie parti della città, e c’era poi questa grande idea del passante ferroviario attorno al quale si è costruito il sistema ferroviario metropolitano, c’era una forte idea di modernizzazione della città, e del suo rilancio, questo dovrebbe essere un prg. Mi pare che in questo momento Torino manchi di una visione, non c’è un disegno di città, la direzione da seguire nei prossimi 25 anni. Io credo che quello che manca oggi è proprio un’idea di città. 

Alla base? Cosa dovrebbe porre il centrosinistra?
Io ripartirei dai punti di forza, come sempre si deve fare, dopo un’attenta analisi delle risorse sulle quali si può contare, tenendo naturalmente ben presenti i punti di debolezza sui quali intervenire.

Con quali idee?
La prima idea che deve esserci oggi è quella di una città metropolitana realmente funzionale. Non c’è nessuna città europea delle dimensioni di Torino che non abbia strutture molto efficaci di governo dell’area metropolitana.

Cosa si intende per area metropolitana? Il cittadino non l’ha ben chiaro.
Quando dico “area metropolitana” mi riferisco alla quarantina di comuni che costituiscono l’area conurbata della città, quella che si vede quando si arriva con l’aereo e si dice “sono arrivato a Torino”. Dall’alto, non si vede il comune, ma un’area con più di un milione e mezzo di abitanti. Quella è la città, che non ha purtroppo ancora una struttura di governo adeguata. 

Quali sono i motivi per cui l’area metropolitana non è decollata come avrebbe dovuto?
Uno dei limiti, anche legislativi della nuova legge sulle città metropolitane a Torino è stata penalizzante perchè avendola fatta coincidere con i consigli della Provincia evidentemente non ha valorizzato l’area. L’ amministrazione comunale di Torino è stata molto assente.

Perchè è importante che il candidato sindaco della città guardi oltre i confini comunali?
E’ importante ragionare sull’area metropolitana perché tutto il sistema dei trasporti, tutta la logistica, la collocazione di nuove attività produttive non può giocarsi sulla competizione tra comuni. Deve esserci un disegno complessivo sull’area metropolitana e sulla sua mancata realizzazione ha pesato finora una grave mancanza decisionale.

Quali sono altri punti di forza sulla quale Torino può investire?
Ci sono molte idee importanti che riguardano l’innovazione tecnologica, penso al manufacturing competence center, da collocare a Mirafiori, nell’area Tne: quello è un progetto strategico perchè consente di introdurre innovazione nella manifattura, per la quale Torino ha una grande tradizione. Inoltre Torino ha la chance per trasformarsi in un polo internazionale della robotica, dell’intelligenza artificiale.

Luci e ombre. Quali sono le debolezze?
Un punto di grande fragilità e debolezza è quello delle diseguaglianze sociali, il tema delle periferie non deve essere inteso soltanto come “fisico”. La distanza tra i poveri, o comunque quelli che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e quelli che non hanno problemi economici, anche nella nostra città è molto aumentata. Non ci può essere sviluppo se si lasciano indietro le persone. Sono importanti i progetti innovativi ma ci va anche un grande progetto che contempli strategie per la riduzione delle diseguaglianze sociali.

Parlando di città europee, il primo pensiero va alla storica dirimpettaia: Lione. I francesi ne hanno eletto il sindaco, giovane, ecologista. Proprio le politiche ambientali scuotono i risultati in Europa. In Italia c’è una bella gioventù che sembra sensibile ai temi ma una politica che appare in affanno quando si tratta di progettualità concrete per un vero cambio di paradigma. Torino con le proprie elezioni può essere laboratorio di sistema? Può cogliere l’occasione per rispondere con progetti attuabili in virtù di quella città metropolitana moderna e corale della quale parlavamo prima?
Un laboratorio? Dovrebbe esserlo. Nei prossimi cinque anni ci sarà una grande opportunità e sarà offerta per gli investimenti sull’ambiente. Il tema centrale è quello di convertire lo sviluppo tenendo conto di quelli che sono i vincoli ambientali. Non basta fare un progetto e poi dipingerlo un po’ di verde. Bisogna ragionare con il paradigma della sostenibilità, affrontando per esempio il tema del risparmio energetico sugli edifici che sono vetusti, obsoleti. 

Torino è città vecchia, sotto questo punto di vista.
Torino ha una grande proprietà di edifici pubblici, pensiamo solo alle scuole. La riqualificazione energetica di tutti questi comporterebbe una quantità rilevante di investimenti che sono disponibili grazie al grande progetto di Europa green che consentirà risorse europee anche molto consistenti per investimenti in questo settore. Ala fine dell’operazione di riqualificazione, i risultati comporteranno un forte risparmio energetico, meno emissioni di co2.

Quando si parla di “ambiente”, si pensa alla mobilità in ambito urbano.
Si stanno facendo delle iniziative però non credo che la risposta al problema siano soltanto le biciclette e i monopattini. Dimostrano un’attenzione nei confronti del mondo dei giovani ma il tema della mobilità in una città come la nostra che in inverno presenta un clima spesso rigido dev’essere affrontato in modo più profondo. Questo è sicuramente uno dei pilastri degli investimenti che devono essere fatti, per i quali però bisogna avere la visione di quale città sostenibile vogliamo. 

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