“Una decisione che accetto e rispetto, anche per il ruolo che rivesto” così la sindaca Chiara Appendino sulla sentenza del processo di piazza San Carlo che la vede condannata a un anno e mezzo per omicidio, lesioni e disastro colposo.
“La tesi dell’accusa è che avrei dovuto prevedere quanto poi accaduto e, di conseguenza, annullare la proiezione della partita in piazza. È una tesi dalla quale mi sono difesa in primo grado e che, dopo aver letto le motivazioni della sentenza con i miei legali, cercherò di ribaltare in Appello perchè è evidente che, se avessi avuto gli elementi necessari per prevedere ciò che sarebbe successo, l’avrei fatto. Ma così non fu e, purtroppo, il resto è cronaca”.
“Non ve lo nascondo, – prosegue la sindaca – questa tragica vicenda mi ha segnato profondamente. Quei giorni e i mesi che sono seguiti, sono stati i più difficili sia del mio mandato da sindaca sia della mia sfera privata, personale. E il dolore per quanto accaduto quella notte è ancora vivo e lo porterò sempre con me”.
“A questi sentimenti, oggi, si somma anche una sensazione di amarezza. Perchè se è vero che la carica istituzionale che ricopro comporta indubbiamente delle responsabilità, alle quali non ho alcuna intenzione di sottrarmi, è altrettanto vero che oggi devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati da un gesto – folle – di una banda di rapinatori” ha concluso Appendino ringraziando le persone che le sono state vicine durante la vicenda giudiziaria.
La prima cittadina è stata condannata in primo grado a un anno e sei mesi. Stessa pena per gli altri imputati che hanno scelto il rito abbreviato come il suo ex capo di Gabinetto Paolo Giordana, l’ex questore Angelo Sanna e il dirigente di Turismo Torino Paolo Montagnese.





