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mercoledì, 29 Maggio 2024

Ciclabili e mobilità di emergenza a Torino: cosa è stato fatto?

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di Gilberto Daniele

A partire da aprile di quest’anno il Comune di Torino ha attivato la Rete di Mobilità di Emergenza (RME): in che cosa consiste?  L’inizio della Fase Due, dopo il lockdown di marzo e aprile per la pandemia da Covid, ha determinato un massiccio ritorno in strada dei pendolari per lavoro, soprattutto in città. Il Trasporto Pubblico però, viste le misure di distanziamento, non era pronto ad assorbire questo grande volume di persone. È in questo frangente che la RME entra in gioco: aumentare gli spazi ciclabili e pedonali per convertire la mobilità motorizzata in “mobilità dolce”, ovvero muoversi all’interno della città riducendo l’impatto negativo sull’ambiente e sugli altri cittadini. 

Ecco che fanno la prima comparsa le “case avanzate” per i ciclisti, le zone rosse davanti agli “stop” degli incroci con semaforo, i controviali a 20 Km/h e zone a traffico misto come alcune vie del centro che diventano a misura d’uomo. Interessanti le sperimentazioni nazionali messe in atto dal Comune di Torino delle pedonalizzazioni di via Lombroso, via Morgari e davanti alle scuole di corso Marconi e via Principe Tommaso, con lo scopo di far vivere la strada come spazio vivo e pulsante della vita cittadina. La “mobilità dolce” arriva anche in Piazza Statuto, che passa dall’essere un incrocio molto pericoloso e ingorgato a un buon esempio di pianificazione urbana. Cosa che, purtroppo, non è stata applicata ovunque. Lungo Via Nizza, per esempio, la nuova ciclabile è formidabile per concezione ma la sua attuazione è in alcuni tratti contorta. Già, perché a fronte dei primi chilometri perfetti a partire dalla stazione Porta Nuova fino a Piazza Nizza, si entra in un dedalo di curve quasi a gomito fino a Piazza Carducci. A questo si aggiunge la sosta selvaggia degli automobilisti creando angoli ciechi che fanno, a volte, scontrare i ciclisti. 

Una “casa avanzata” lungo corso Vittorio

Il tallone d’Achille di questa rete è rappresentato dalle piste ciclo-pedonali, difficili da immaginare inserite in un contesto diverso dal turismo in bicicletta. Il pendolare o il cittadino che deve recarsi a lavoro o in Università ha bisogno di strade appositamente studiate con segnaletica intuitiva e con la possibilità di mantenere velocità adeguate, mentre il pedone non deve percepire l’arrivo di un ciclista come un pericolo. Senza corsie dedicate e sicure per tutti, la strada diventa un far west dove è facile che si finisca per polarizzare i diversi utenti del suolo pubblico. 

L’operato del Comune è comunque ragguardevole se confrontato con le altre zone metropolitane d’Italia: Torino ha realizzato 190 km di rete ciclabile in continua espansione. Per far in modo che questi sforzi non siano vani, è necessaria però una continua manutenzione della rete ciclabile e una progettazione intelligente e condivisa con gli utenti.

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