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lunedì, 15 Luglio 2024

Chiude la Voice care di Chivasso. Dipendenti protestano in Piazza Palazzo di Città

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Sono con l’acqua alla gola i dipendenti di Voice care s.r.l. di Chivasso, l’azienda che gestisce i servizi di telefonici 89.24.24 e 12.40 della Seat Pagine Gialle.
Quasi 200 i dipendenti che rischiano il licenziamento e decidono di far sentire la loro voce di fronte al palazzo Comunale a Torino.
Marco Di Mattia, portavoce dei cassintegrati e responsabile del reparto telecomunicazione Cgil spiega: «La Seat Pagine Gialle due mesi fa ha dichiarato la messa in liquidazione con un concordato preventivo. La Voice care di Chivasso però, è solo una delle due aziende che gestite dal nostro datore di lavoro. L’altra è la People care di Livorno». Di Mattia spiega inoltre come la vicenda del debito sia controversa e poco chiara, perché «la Seat ha un debito che non riesce a pagare e quindi ha pensato bene di tagliare gli stipendi. C’è una dichiarazione per cessata attività, ma non è stata firmata dai sindacati perché l’attività non è finita anzi, di lavoro ce n’è, tanto che nell’azienda livornese devono fare gli straordinari per sopperire anche quello che fino a ieri facevamo noi » conclude.
Uno spreco di denaro pubblico insomma, in cui la cassa integrazione viene data a chi il lavoro ce l’ha ma decide ugualmente di chiudere i battenti.
Un altro dei problemi maggiori è sicuramente la reintroduzione dei contratti co.co.co. e co.co.pro. che all’azienda costano meno della metà rispetto ai contratti di dipendenti ad esempio di 4° livello, con stipendio lordo di 22 euro l’ora. A tale proposito Di Mattia spiega: «All’inizio, appena abbiamo capito la gravità della situazione ci siamo mobilitati subito. Avevamo anche proposto un pronto soccorso sindacale come si fa in questi casi, ma l’azienda ci ha risposto che il taglio allo stipendio sarebbe stato troppo alto e comunque, anche diminuendo la paga, sarebbe stato impossibile riuscire a pagare il debito che ammonta a quasi 800mila euro».
I lavoratori hanno anche chiesto direttamente alla Seat di intervenire ma la risposta è stata che bisogna attendere la scadenza dell’omologa del concordato preventivo prevista per il 17 luglio. Esasperati quindi, chiedono alle istituzioni una soluzione per non rimanere a casa, speranzosi del fatto che il Comune e la Regione continuino ad appoggiare la loro causa e che le promesse fatte non siano solo un mossa studiata in vista delle elezioni del 25 maggio.

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