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mercoledì, 25 Novembre 2020

Cgil contro il Decreto dignità di Di Maio: “A Torino a rischio 15mila posti di lavoro”

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Sono circa quindicimila le persone a rischio di perdere il lavoro a Torino e provincia: i dipendenti con contratto a termine e in somministrazione, che attualmente lavorano senza interruzione da più di dodici mesi.
Dati che preoccupano la Cgil di Torino dopo la pubblicazione del Decreto dignità del governo M5s-Lega. «Una forte preoccupazione per la sorte delle migliaia di lavoratrici e lavoratori con contratto a termine o in somministrazione che, avendo superato 12 mesi o 24 mesi, rischiano di non continuare a lavorare ed essere sostituiti», dicono dal sindacato.
Ma addirittura questo dato sarebbe sottostimato, perché include «solo i contratti stipulati in origine con durate previste superiori all’anno».
«Tale dato è molto sottostimato in quanto include – spiegano dalla Cgil Torino – Non si tiene conto, infatti, che a questi andrebbero sommati i contratti di durata iniziale inferiore e che successivamente sono stati prorogati o rinnovati, superando i dodici mesi di anzianità».
Bisogna correre ai ripari dunque, prima che il decreto diventi legge, garantendo ai lavoratori misure per la continuità occupazionale.
«È necessario estendere e generalizzare un diritto di precedenza effettivo, sia sui rinnovi dei contratti a termine e di somministrazione che sulle assunzioni a tempo indeterminato.Una norma che, se resa strutturale, eviterebbe il rischio concreto del turn-over per cui scaduti i 12 mesi o i 24 con causale, si avvierebbe la stabilizzazione», aggiunge Cgil.
Il sindacato evidenzia che «con l’inserimento della causale, il decreto si muove timidamente nella direzione giusta ma non è sufficiente. La centralità e la tutela del lavoro passano attraverso una riforma complessiva che estenda i diritti e le tutele, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro», come già da tempo rivendicato attraverso la Carta dei Diritti Universali del Lavoro.
Preoccupazione anche per quanto riguarda l’introduzione dei voucher in agricoltura e turismo e senza una modifica del lavoro a chiamata. «Il risultato degli interventi sarebbe una ulteriore precarizzazione e sfruttamento in particolare per le fasce più deboli nel mercato del lavoro».
Per questo la Cgil di Torino «aprirà confronti nelle aziende con l’obiettivo di stabilizzare gli attuali precari e per garantirne la continuità occupazionale».

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