di Moreno D’Angelo
Oggi in Piazza San Pietro la gendarmeria vaticana, con il supporto di alcune guardie svizzere, ha sequestrato manifesti e striscioni portati dal gruppo “petizione Emanuela Orlandi”, guidato da Pietro, fratello della ragazza scomparsa nel 1983. Ha inoltre proceduto a identificare diverse persone. Il gruppo avevo ricevuto l’autorizzazione a partecipare all’udienza pubblica del mercoledì. La speranza dei manifestanti era quella di poter comunicare e dare un segnale a Papa Francesco.
L’iniziativa in ogni caso ha confermato la determinazione a andare avanti nella ricerca della verità su questo “mistero italiano” che ormai ha svelato molti dei complessi contesti che lo caratterizzano. Vicenda che vede il Vaticano totalmente coinvolto e sulla quale impone da sempre l’assoluto silenzio. Una questione evidentemente molto imbarazzante da rimuovere. Ha fatto notizia a inizio febbraio la nomina in Santa Sede di un curatore che dovrà seguire il caso Orlandi. Qualcuno ha manifestato il sospetto che dietro questo passo vi sia la preparazione di un’imminente e presunta dichiarazione di morte della giovane cittadina vaticana scomparsa. Nonostante lo stallo che vive la vicenda la mobilitazione dei comitati per la Orlandi si è fatta sempre più fitta di appuntamenti. Oltre a Piazza San Pietro ha colpito l’iniziativa davanti a un Parlamento avvolto di palloncini e striscioni durante le votazioni per il nuovo presidente della Repubblica.





