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venerdì, 4 Dicembre 2020

Bilancio 2018: se è Gtt ad aiutare il Comune e non viceversa

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Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli è un pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di collaboratori nato per proporre ai lettori di Nuova Società inchieste giornalistiche documentate. Del collettivo fanno parte giornalisti, studenti e professionisti per un giornalismo lento e approfondito.

A poche ore dall’avvio del dibattito in aula sul Bilancio 2018 del Comune di Torino, emergono nuove indicazioni sui rapporti economici tra le società di trasporto (Gtt e Infrato) e il socio, ovvero la Città di Tornio attraverso la propria finanziaria FCT. Ci siamo già occupati di FCT e del fatto che il suo ultimo bilancio non abbia avuto parere favorevole da parte della società di revisione esterna proprio per la difficoltà di rilevare esattamente il valore della partecipazione della stessa, a causa della difficile situazione finanziaria di Gtt stessa.
A tutt’oggi, infatti, GTT ha approvato il bilancio 2016 solo in Consiglio di Amministrazione (il socio FCT\Comune non l’ha approvato in assemblea) e non si conoscono ancora i tempi dell’approvazione del bilancio 2017, il cui termine ordinario di legge scade al 30 aprile: ritardi che, uno sull’altro, rendono sempre più complicato non perdere il bandolo della matassa dei rapporti tra Comune, Regione Piemonte, Agenzia dei trasporti e Gtt stessa.

I rapporti finanziari tra Città di Torino e Gtt

A questo quadro a tinte fosche occorre aggiungere un tassello emerso tra le pieghe del documento contabile del Comune per il 2018 preparato dall’assessore Sergio Rolando. Nel bilancio 2018 vi sono alcune indicazioni contraddittorie sulle società di trasporto che saranno probabilmente al centro del confronto tra maggioranza e opposizione durante la discussione in Sala Rossa. E’ utile ricordare che le due principali voci di “relazione” che esistono tra il Comune e Gtt sono (in entrata) i canoni per lo sfruttamento dei parcheggi in superficie e (in uscita) il rimborso dell’investimento per l’acquisto delle motrici della linea 4. Parliamo di circa 7,6 milioni per i canoni e circa 7 milioni in spesa per il contributo all’acquisto delle motrici. Anche i rapporti tra Città di Torino e Infrato i rapporti economici sono rilevanti. Infatti il Comune rimborsa alla società l’investimento per la metropolitana al ritmo di 23 milioni all’anno. Dal 2006 fino al 2013 la Città ha rimborsato regolarmente la quota, ma a partire dal 2014 prima Fassino (nel 2014 e nel 2015) e poi Appendino (nel 2016 e nel 2017) hanno finanziato solo in parte la rata annuale.

Nel bilancio 2018 il comune non ha stanziato le risorse promesse a Gtt

Nel 2018, quindi, il Comune dovrebbe rilevare tra le uscite 31 milioni (7 di GTT e 24 di Infrato) per gli investimenti quota 2018, e quasi 7 milioni per il rientro delle quote non versate negli anni precedenti per un totale di 37,8 milioni di euro. Così recitava infatti il comunicato ufficiale diffuso dall’Assessorato al Bilancio l’estate scorsa: “Per estinguerli Palazzo Civico ha individuato di pagare nel 2017 gli importi già stanziati a bilancio (18 milioni e 852 mila euro per InfraTo e 3,5 milioni di euro per Gtt) e, ogni anno a partire dal 2018,  2,6 milioni di euro a Gtt e 3,8 milioni di euro a InfraTo. In questo modo verrà risolta la questione sui debiti con le due partecipate..(leggi il resto del comunicato)”.
Cosa non torna? Se già nel 2017 – il dato è definitivo – sono stati stanziati “solo” 3,5 milioni per Gtt e 18,8 per Infrato, nel 2018, nonostante le roboanti dichiarazioni sul percorso di risanamento intrapreso, risultano stanziati in tutto solo 6 milioni per Gtt e 13,5 per Infrato.

Invece dei 38 milioni promessi in conferenza stampa, alla pericolante Gtt arriveranno solo 19,5 milioni di euro. Delle due l’una: o non è stata stanziata la quota 2018, o non è stato stanziato il rientro.

E’ prevista forse una rinegoziazione e con conseguente allungamento del debito? E’possibile, ma sarebbe un bel danno per Gtt e un forte rallentamento per il rientro dai debiti. Un anno fa, infatti, la Giunta Appendino aveva affermato di aver risolto i problemi finanziari con Gtt e Infrato avviando il piano di rientro che a distanza di neanche 12 mesi sembra già arenarsi. Se così fosse, si starebbero solo allungando i tempi di rimborso sine die lasciando ai posteri la maggior parte del debito. Un film già visto: risanamento solo a parole e continuo rinvio dei problemi.
Ritorna alla mente il dibattito consigliare del luglio 2017 tra il capogruppo dem Lo Russo e l’assessore Rolando, quando insistentemente fu chiesto a quanto ammontassero gli stanziamenti Gtt e Infrato e l’amministrazione si nascose dietro un imbarazzante silenzio per non dare risposta puntuale. Evidentemente Rolando già temeva di non poter onorare l’impegno preso.

Nel bilancio 2018 il comune iscrive più soldi in entrata dalle strisce blu, ma aveva promesso di fare l’opposto

Il dato che, tuttavia, lascia più da pensare, è nella parte corrente del Biancio (in entrata). Tutti ricordano che tra i magri “contributi” che la Città mise sul piatto delle trattative con la Regione Piemonte per salvare Gtt ci fu la rinuncia a riscuotere parte consistente dei canoni parcheggi. Eppure – incredibile ma vero – nel Bilancio del Comune, in entrata, quei canoni passano da 7,6 milioni del 2017 a 9 milioni del 2018. Avete letto bene: anziché diminuire, aumentano di 1,4 milioni.
Si è forse dilazionato solo l’incasso? E con che criterio? Se così fosse la giunta si sarebbe comportata all’esatto contrario della vicenda Ream. Allora per uscire dalle sabbie mobili di una si è invocato il principio contabile della competenza finanziaria potenziata (l’esigibilità di una rata si iscrive a bilancio alla sua scadenza) oggi, invece, i canoni si iscrivono per intero e subito. A Palazzo Civico sembra vigere una libertà interpretativa di comodo: la competenza potenziata si applica solo in spesa (per rinviarla) e non in entrata (per incassare prima).

Il silenzio di Ceresa e la “bulimia di entrate” di Lapietra

Che Gtt non navighi in buone acque lo sanno pure i sassi. Le amministrazioni di centro-sinistra non hanno scelto la via della privatizzazione della società quando le risorse statali si sono via via affievolite e hanno contribuito a creare la situazione di difficoltà attuale.

Tuttavia è innegabile che l’amministrazione Appendino abbia agito tardi e male: il piano di rientro – approvato dopo un estenuante tira e molla con la Regione e annunciato come salvifico – non è di fatto attuato, come non si è agito in alcun modo per sostituire una governance al centro di più di una inchiesta da parte della magistratura.

Walter Ceresa, l’amministratore delegato scelto da Piero Fassino che guida tutt’oggi l’azienda, dopo essersi “beccato” pubblicamente con l’ex assessore ai trasporti Claudio Lubatti non sembra nella posizione di far la voce grossa nei confronti di un socio – il Comune – che alla prova dei fatti non mantiene le proprie promesse. E se di privatizzazione Appendino non vuol sentir parlare resta una sola strada per risollevare le sorti di GTT: una ulteriore contrazione dei costi di gestione e un contemporaneo e indiscriminato aumento delle tariffe. Si iscrivono in questa strategia le scelte dell’assessora Maria Lapietra: la riforma dei passaggi, la riforma dei permessi per i residenti, la riforma tariffaria, l’estensione delle strisce blu nella zona degli ospedali e la radicale revisione della ZTL sono tutte scelte volte a “fare cassa” e a far pagare ai cittadini il risanamento dell’azienda.
 

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