Voleva essere processato per avere partecipato ai rapimenti di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori nel 1983, per conto di una fazione vaticana che contrastava la linea anticomunista di Papa Woytjla, invece, dopo 37 anni di misteri, finirà sotto processo per delle manette di plastica in una festa di ragazzini (secondo quanto fin ora emerso).
Il protagonista è Marco Fassoni Accetti, il fotografo reo confesso dal 2013 come “attenzionatore” e telefonista, del rapimento più famoso ed inquietante del secolo scorso: quello di Emanuela Orlandi.
Ora, come ha anticipato questa mattina Fabrizio Peronaci sul Corriere della Sera, il fotografo è oggetto di un’inchiesta per una festa, avvenuta nel suo locale nel marzo 2019, in cui si ospitano abitualmente feste di laurea e party privati.
Secondo l’accusa di una madre nel corso di un evento del marzo 2019 avrebbero ammanettato la figlia quindicenne, ed il responsabile sarebbe stato proprio quell’uomo, poi riconosciuto in televisione come il rapitore di Emanuela Orlandi, che per questo viene accusato di violenza privata.
Le indagini, celermente portate avanti dal commissariato Parioli di Roma, si sono chiuse qualche mese fa mese fa ma, per l’emergenza coronavirus, l’udienza fissata per marzo è stata rinviata udienze a febbraio 2021. Anche perché si tratta di un reato considerato minore che non prevede il passaggio da un giudice per le indagini preliminari.
Così Accetti non andrà in tribunale per elencare nomi, luoghi e intrighi legati al caso Orlandi ma per parlare di una festa di ragazzini con spade giocattolo, maschere, costumi, canti, balli e manette di plastica. “Le ho comprate dai cinesi e hanno anche un un bottoncino per sganciarle”, secondo quanto afferma Accetti e ribadito dal suo legale Silvia Gelso.
Per Accetti si tratta di una montatura su accuse totalmente infondate, e si chiede come mai non sia stato subito denunciato dopo la presunta violenza. Per il fotografo il problema sarebbe sorto solo quando la madre l’ha riconosciuto venendo a riprendere la ragazzina.
La legale di Accetti, Silvia Gelso, ha sottolineato che dei cinquanta presenti, a parte la mamma della ragazzina ammanettata, nessuno ha notato nulla di anomalo.





