di Moreno D’Angelo
Tredici anni fa se ne andava il poliedrico pacifista Tom Benetollo e oggi, nello stesso giorno in cui si festeggiano i 60 anni dell’Arci, al Caffé Neruda si propone l’incontro “Hai sentito di Tom?”.
Tom Benetollo è stato protagonista in questi anni di un percorso carico di passioni, umanità, di impegno civile e non violento tra arte, musica e letteratura, che ha lasciato un profondo segno. La sua carica e intelligenza operativa fu notata da Enrico Berlinguer e nel 1983 Tom divenne responsabile pace per l’Ufficio esteri del PCI. Tuttavia la sua strada si allontanò dalla politica dei partiti e trovò la sua dimensione nell’associazionismo diventando un vero punto di riferimento per l’Arci, prima di aderire con convinzione al nascente movimento “No global”. Un percorso di coerenza ma anche di continui passaggi che hanno reso sempre attuale e di forte impatto il suo impegno in mille battaglie contro ogni sorta di discriminazione spaziando e legando l’ambiente ai diritti della persona in ogni dove.
All’incontro,promosso dal Comitato territoriale Arci Torino e dal Circolo Arci Babelica, parteciperanno Francesca Chiavacci presidente nazionale Arci, Don Luigi Ciotti (Gruppo Abele e Libera), Eva Fratucello (moglie di Benetollo). Saranno anche presenti due storici amici di Tom come il famoso scrittore Massimo Carlotto e Beppe Grumbi Melchionna, dirigente Arci e da sempre protagonista di tante iniziative, anche di forte impatto sociale. L’incontro sarà introdotto dal presidente di Arci Torino Andrea Polacchi che precisa:
«Non si tratta di una semplice commemorazione ma un momento di condivisione tra amici e compagni per un uomo capace di innovare fortemente l’Arci e la sinistra, superando stereotipi difficili da cancellare e ampliando il bacino di realtà con cui dialogare». «L’eredita che ci ha lasciato – conclude Polacchi – è molto forte, ricordando come il suo impegno non violento abbia ancora oggi una grande attualità con i venti di guerra in corso». Non a caso il motto e il monito di Tom risiede nella necessità di un continuo “reinventarsi” non arrendendosi al presente che vale per tutti, anche per l’Arci.





