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lunedì, 20 Aprile 2026

Istanza Orlandi: “Vogliamo vedere il dossier in Vaticano”. Santa Sede: “Il caso per noi è chiuso”. Il 22 in piazza per Emanuela

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

di Moreno D’Angelo

Esiste un misterioso dossier custodito in Vaticano sul caso Emanuela Orlandi? C’è chi ne è certo come Pietro Orlandi. E pare non potrebbe essere altrimenti visto i numerosi atti ed episodi che vedrebbero in qualche modo coinvolta la Santa Sede almeno fino al 1997, nell’intricata vicenda legata al rapimento della quindicenne figlia di un messo pontificio avvenuto il 22 giugno 1983. Ricordiamo che all’epoca del rapimento in Vaticano vi era un codice telefonico riservato alle comunicazioni su questo caso.
Ma ci saranno ancora questi documenti? Tanto più dopo un’archiviazione, confermata nel maggio 2016 in Cassazione, che ha di fatto ridimensionato, in assenza di sconvolgenti novità, tante legittime istanze di giustizia e verità che al momento non vedono più un filone d’inchiesta aperto.
Ma c’è un ulteriore novità: è stata presentata in Vaticano dai familiari di Emanuela un’istanza di accesso agli atti conservativi della Segreteria di Stato e sarebbe stato anche richiesto un incontro con il segretario Pietro Parolin. Il punto chiave è quel “dossier Orlandi” che il fratello di Emanuela si dice certo esista nonostante sulla questione le bocche restino totalmente cucite dietro le mure leonine. Certo con il cuore sembrerebbe un passo importante ma deve fare i conti la significativa ed emblematica immediata replica della Santa Sede che, in piena linea con il passato, alla richiesta di accesso ai documenti ha così risposto: «Emanuela Orlandi per il Vaticano è un caso chiuso». Aggiungendo una frase quanto mai significativa: «Non so se la Magistratura italiana ha nuovi elementi, da parte nostra non c’è nulla da dire in più di quanto abbiamo detto». La secca dichiarazione è di monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede, e viene ammorbidita da parole di umana simpatia per le sofferenze dei familiari.
Sul misterioso documento vi sarebbe stata una sola parziale ammissione da parte del porporato, molto vicino a Papa Wojtyla, Francesco Saverio Salerno, scomparso il 21 gennaio 2017.  Questa istanza è stata come un sasso che ha in qualche modo smosso uno stagno che dopo la contestata archiviazione del caso è rimasto alquanto fermo. C’è chi si domanda se non si sarebbe potuta presentare molto prima. Comunque il sasso è stato lanciato. Questo alla vigilia dell’ennesima iniziativa per ricordare Emanuela nel 34esimo anniversario della sua sparizione. Tornando al dossier Pietro Orlandi riprende quanto viene rappresentato nella scena finale del film sulla sorella rapita del regista Roberto Faenza “La verità sta in cielo”, in cui il misterioso dossier, o parte di esso, è al centro di un’ ipotesi di scambio con la Procura collegata allo spostamento dalla basilica di Sant’ Apollinaire della salma del boss Renatino De Pedis.
Per promuovere il presidio, che avrà luogo il 22 giugno dalle 17.30 alle 20 a Largo San Giovanni, all’inizio di Via della Conciliazione, Pietro Orlandi ricorda: «Sono passati 34 anni dal rapimento di Emanuela e come ogni anno ci ritroveremo il 22 giugno per ricordarla e per ricordare a chi vuole che la verità non emerga, che noi la pretendiamo e nessun potere, per quanto forte, ci potrà impedire di arrivare alla verità che è un nostro diritto».
C’è ancora tenacia, dopo tante sofferenze, delusioni e speranze, per l’ennesima manifestazione che si svolge proprio nelle ore in cui la quindicenne, figlia di un messo pontificio, fu rapita. Tante le piste seguite in questi anni accompagnate da depistaggi, insabbiamenti e silenzi. Un quadro che si è voluto rendere quanto mai nebuloso confuso per l’opinione pubblica e non solo.
Resta il fatto che quella ragazza è sparita nel nulla e con lei un’altra quindicenne: la romana Mirella Gregori (rapita nel maggio 1983). I comitati di solidarietà, che non hanno mai smesso in questi anni di mobilitarsi per avere giustizia, saranno ancora in piazza con la maglietta che ritrae la “ragazza con la fascetta”. Certo il nuovo quadro, dopo la conferma dell’archiviazione da parte della Cassazione, non lascia grandi spazi ma è importante che il caso non finisca nel dimenticatoio come è stato per diversi “misteri italiani”.
Il grande imputato silente contro cui i comitati per Emanuela puntano il dito è sempre lo stesso: il Vaticano. Ancora una volta Pietro Orlandi si è appellato a Papa Francesco dopo quella frase “Emanuela sta in cielo”, sussurrata subito dopo la sua proclamazione come sommo pontefice, nel breve incontro con Pietro e i suoi familiari. Pietro ora chiede al Papa, che tanta speranza, entusiasmo e ammirazione ottiene e trasmette nel mondo, di voler costruire ponti e abbattere muri anche per Emanuela.

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