di A.D.
È il giorno di Andrea Agnelli a Palazzo di Giustizia di Torino. Nell’aula del “Bruno Caccia” dove si svolge il processo “Alto Piemonte”, sulle presunte infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel territorio, il presidente della Juventus viene ascoltato per quanto riguarda la vicenda dei biglietti delle partite finiti nelle mani della mafia calabrese. In particolare le domande sono sui presunti contatti tra uno degli imputati, Rocco Dominiello, e Agnelli, rapporti che il presidente ha sempre negato di aver avuto.
Secondo gli inquirenti Dominiello, cha ha scelto il rito abbreviato, riuscì a proporsi come rappresentante della curva bianconera per entrare nel giro di affari legato al bagarinaggio. Udienza a porte chiuse, che è incominciata con l’audizione di un altro testimone per la difesa, quella di Loris Grancini, storico capo ultrà del gruppo Viking, provenienti da Milano.
Grancini ha dichiarato “Non ho mai avvertito pressioni di tipo mafioso”. Inoltre il capo ultras avrebbe detto di avere incontrato il padre di Dominello, Saverio, imputato in “Alto Piemonte” ma solo in occasione di tornei di poker all’estero.
Secondo i suoi difensori Ivano Chiesa e Domenico Putrino “Rocco Dominello è stato messo a rappresentare il gruppo ultrà dei Drughi dopo che Raffaello Bucci era stato allontanato, nel 2014, da Torino per aver rubato parte della cassa della tifoseria”. “Il nostro assistito – proseguono – è stato scelto per tenere i rapporti con la società perché è una persona garbata, che si presenta bene e con cui è possibile ragionare”.
Nei prossimi giorni Andrea Agnelli verrà anche ascoltato dalla commissione parlamentare dell’antimafia.





