di Giuseppe Russo*
La diffusione dei diesel non è frutto del caso, ma di dati tecnici e scelte che hanno deliberatamente favorito lo sviluppo delle motorizzazioni diesel in Europa, verso l’opposto negli Usa, dove furono e sono favoriti i motori a benzina. La ragione negli anni novanta era la maggiore efficienza energetica che si poteva ottenere da un motore a gasolio. La pietra miliare sportiva di questo fu la vittoria di un’Audi diesel alla 24 Ore di Le Mans del 2006. A questo si aggiunse la maggiore convenienza che si poteva avere nel cracking del petrolio in Europa, stante le varietà di oli disponibili in Europa contro i petroli più comuni altrove. A seguito di tutte queste ragioni tecnico economiche il diesel venne favorito fiscalmente, ed adesso ci troviamo che, come ci si sarebbe dovuto aspettare, la diffusione dei diesel è del 57 per cento del venduto in Italia e del 62 per cento in Francia.
Le percentuali sono ben maggiori sul parco, ovviamente. Il fatto che il PM10 fosse canceroso era ben noto ai decisori e ai tecnici del settore quando tutta Europa – petrolieri, costruttori e politici – puntò sui diesel. Ora, per abbattere gli inquinanti non esiste solo l’alternativa di fermare i diesel. Si potrebbero, per esempio, lavare le strade per smaltire le polveri nei tombini, anziché aspettare la pioggia come gli indiani d’America quando ancora credevano al Grande Spirito. Inoltre, anziché fermare i diesel, si potrebbe – sempre lavando le strade – programmare la loro uscita dal mercato, dando tempo alle persone di attrezzarsi, inoltre, come ha fatto il governo della California, si potrebbero incentivare le motorizzazioni a impatto basso o nullo delle emissioni, mitigando la politica dei divieti con quella degli incentivi concreti alle propulsioni alternative. Per esempio, non abbiamo sentito che ci sia un piano per installare delle colonnine elettriche diffuse e pubbliche per caricare i veicoli elettrici, mentre fa ridere l’idea che possano circolare i diesel con tre passeggeri. E dove si trovano tre persone che partono tutte dallo stesso punto e vanno tutte allo stesso punto? Per concludere, gli amanti dell’ecologia stiano in campana. Le stufe a pellet inquinano più del diesel e i camini, tanto naturali e intimi, sono una iattura ambientale.
*direttore del Centro studi Einaudi





