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lunedì, 22 Luglio 2024

Vivaio Toro, Lavolta: “Lavori arenati senza autorizzazioni”. La replica di Finardi: “Non era possibile firmare il contratto”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Bernardo Basilici Menini

Il calcio entra in Sala Rossa. O meglio, le infrastrutture necessarie al vivaio del Torino Calcio ci entrano, e non è la prima volta. Il tutto a seguito dell’interpellanza presentata dal vicepresidente del Consiglio comunale Enzo Lavolta negli ultimi giorni dello scorso gennaio, discussa nella seduta di ieri. Lavolta punta il dito sull’arenamento delle procedure che avrebbero dovuto portare alla realizzazione dell’impiantistica per i giovani granata.

«Nel marzo 2016 la Circoscrizione 10 ha assegnato la concessione dell’area “Robaldo” alla Società Torino Calcio – comincia Lavolta – Nel progetto presentato era previsto l’inizio dei lavori entro la metà del 2016 ed il conseguente trasferimento delle attività del settore giovanile del Torino Calcio dalla stagione 2017/2018 nel nuovo impianto oggetto di aggiudicazione».

Ma, secondo il vicepresidente del Consiglio comunale, qualcosa non sarebbe andato come previsto: «Chi si trova a passare in questi giorni nella zona, non può intravvedere alcun elemento che faccia pensare a lavori in corso, né tanto meno segnali di miglioramento rispetto a quell’immagine di abbandono in cui versano i 45 mila metri quadri dell’ex impianto del Nizza. Ad oggi non è stato firmato un contratto e quindi non c’è un concessionario». La richiesta, indirizzata a sindaca e assessore allo Sport, quindi, è quella di «conoscere con quali tempistiche la Società Torino FC otterrà le autorizzazioni necessarie per iniziare i lavori di ripristino della struttura e riceverà le autorizzazioni necessarie per la realizzazione della Cittadella dei giovani calciatori granata».

La risposta arriva proprio dall’assessore Finardi ed è piuttosto laconica: «Il contratto non è stato firmato perché non era possibile firmarlo. Il Torino Calcio ha vinto un bando per una cassa di mele e non gli si poteva dare una cassa di pere. Avrebbero potuto non firmare il contratto e il tal caso avremmo rimesso lo spazio a bando con una nuova progettualità, ma loro non hanno voluto farlo».

La questione, quindi, non è decisamente chiara, tranne per il fatto che, se questi sono i presupposti, i lavori potrebbero non partire ancora per un lungo periodo di tempo.

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