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giovedì, 23 Aprile 2026

Fassino "condannato" a fare il sindaco

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Piero Fassino, il sindaco di Torino, ci ha sperato fino all’ultimo. Da giovedì mattina fino a sabato, quando Sergio Mattarella è stato proclamato presidente della Repubblica, a Palazzo di Città nemmeno una parola è volata sul conto del primo cittadino, sui suoi desideri di evasione da Torino, sulle sue possibilità di salire al Quirinale, così come sulle sue intenzioni di ricandidarsi (o meno) alle elezioni comunali del 2016. Bocche cucite, un po’ per immancabile scaramanzia e un po’ per ambivalente speranza. Ma nel disegno perfetto di Matteo Renzi per il Quirinale il nome di Fassino è ben presto retrocesso nella seconda fila dei “quirinabili”.
La “carta Mattarella” ha spiazzato tutti, pacificando le correnti del Partito Democratico, facendo rallegrare il cosmo centrista e democristiano del Parlamento e mettendo quindi all’angolo gli alleati di governo, ufficiali (Nuovo Centro Destra) e non (Forza Italia). La delusione del primo cittadino di Torino è stata onerosa e immaginabile, perché ha sperato fino all’ultimo che la corsa per il Colle potesse essere la volta buona per fuggire dalla provinciale città sotto la Mole. La moglie Anna Serafini, in compagnia del deputato fassiniano Cesare Damiano, avrebbe mobilitato ogni forza possibile per far tornare il sindaco a Roma, nel palazzo più importante della Repubblica. Ma anche questa volta la partita è stata persa. Chissà se nel breve o medio termine si ripresenterà una autorevole e credibile altra opportunità.
La debacle di Fassino al Quirinale ha riaperto i cancelli della politica torinese. Il primo a riaprire le danze è stato Fabrizio Morri, segretario provinciale del Pd, che ha dichiarato: «Nel 2016 sarà di nuovo Fassino il nostro candidato sindaco». Secondo Morri l’attuale sindaco è il migliore dei candidati possibili per Palazzo di Città, che non richiederebbe nemmeno di ripassare dalle “forche caudine” delle primarie democratiche. “Apriti cielo”, come si dice in gergo: le personalità del partito hanno reagito, l’hanno fatto soprattutto coloro che cullano ipotesi di candidatura per la poltrona più alta della Sala rossa. «Morri ha sdoganato ufficialmente il tema della candidatura per il 2016. Io sono il segretario regionale del partito e se il sindaco uscente si ricandida non sarò certo io a sfidarlo, ci mancherebbe» ha detto Davide Gariglio, al quale ha immediatamente risposto il senatore Stefano Esposito: «Non credo che si debba discutere di uscite estemporanee come quelle di Morri. Prendiamo atto che questa è la sua posizione. Al segretario regionale ricordo che le primarie stanno nello Statuto del partito nazionale».
Insomma, all’oggi, la “sentenza” è stata ufficialmente e fisiologicamente disposta: Piero Fassino è “condannato” a fare il sindaco. Il Partito Democratico torinese valuterà se ricorrere alle primarie o all’acclamazione nel caso in cui la pena si deciderà di prorogarla di altri quattro anni.

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