È nato prima l’uovo o la gallina? L’antico dilemma da secoli rimasto insoluto mi è tornato alla mente leggendo le parole pronunciate dal procuratore generale della Cassazione che ha chiesto l’annullamento delle sentenze di primo e secondo grado dei processi riguardanti la tragica vicenda Eternit per prescrizione del reato.
La sua richiesta è stata accolta dalla Corte che ha di fatto mandato impuniti i responsabili della lunga catena di omicidi, che ha seminato la morte non solo a Casale Monferrato, dove si è registrato negli anni il più alto numero di vittime dell’amianto.
Riferiamo della vicenda in altri due servizi, nei quali viene riepilogata la storia di questa mostruosa sequenza di veri e propri assassinii. Come è stato dimostrato nei due giudizi che hanno preceduto la Cassazione i massimi dirigenti della Eternit erano a conoscenza da anni delle micidiali conseguenze che produceva la lavorazione dell’amianto: non solo non sono intervenuti per porre fine e questa attività criminosa, ma hanno cercato con tutti i mezzi di occultare la verità proseguendo imperterriti.
In questa sede mi pare opportuno rilevare l’importanza delle parole pronunciate dal procuratore generale, il quale ha contrapposto al valore della Giustizia (riconoscendo però di fatto i crimini commessi dagli imputati) il valore del Diritto, cioè della legge che stabilisce i termini della prescrizione dei reati.
Premetto che il Diritto, cioè la legge, nella storia dell’umanità è nato in funzione della Giustizia, vale a dire quando nell’evoluzione delle società primitive il genere umano avverte il bisogno di stabilire regole per la convivenza con alla base i primi principi, anche se rudimentali, per il rispetto e la salvaguardia della Giustizia.
Non esiste quindi in questo caso il dilemma di chi è nato prima: se il Diritto o la Giustizia.
Ed a chi compete stabilire le norme del Diritto da applicare per evitare lo stupro della Giustizia?
Esistono delle competenze ben distinte dalla nostra Costituzione: al potere politico (esecutivo e legislativo) la responsabilità di scrivere le leggi e all’autorità giudiziaria quella di applicarle in piena autonomia.
Attorno al tema della prescrizione si discute da troppo tempo e nell’era berlusconiana si sono viste delle belle schifezze. Non bastano oggi le recriminazioni a funerali avvenuti della Giustizia.
La vergogna dell’annullamento delle sentenze Eternit (che non può non alimentare sfiducia, rabbia in tutte le persone civili) dovrebbe imporre al governo del fare, in attesa della riforma di tutto il comparto, l’emanazione di un dispositivo di legge che regoli i tempi della prescrizione in modo radicalmente diverso dall’attuale escludendo dal beneficio reati come quelli oggetto della sentenza Eternit: omicidio volontario, plurimo, aggravato.
Chissà se il presidente del Consiglio Matteo Renzi, tra una polemica e l’altra con le organizzazioni sindacali o con i suoi “compagni” di partito che non pensano come lui vorrebbe, riuscirà, nel turbinio delle sue prestazioni televisive, a trovare il tempo in un prossimo consiglio dei ministri per inserire, magari “fuori pacco”, una norma che impedisca il ripetersi di sentenze come quelle della Cassazione per i processi Eternit. Mentre c’è inserisca anche il ripristino del reato di falso in bilancio. Fatti! Fatti! Fatti!





