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martedì, 21 Aprile 2026

L'arroganza di Fassino e del Pd in quel dito medio ai tifosi granata

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Si dice che chi è troppo sicuro di sé non accetta di buon grado le critiche. E questo sembra essere vero anche per il sindaco Piero Fassino protagonista di una querelle sportiva in una domenica particolarmente importante per il calcio torinese.
Già, perchè il primo cittadino di fronte alle contestazioni dei tifosi del Torino, che ieri commemoravano i 65 anni della tragedia di Superga, ha risposto alzando un dito medio alla folla.

Ma veniamo ai fatti: è il pomeriggio di ieri quando Fassino fa la sua comparsa allo stadio Filadelfia tra la folla. E subito si alzano i cori: “Gobbo di m..” che proseguono anche quando il sindaco prende la parola sul palco. Ed è proprio a questo punto che Fassino perde la testa alzando per due volte il dito medio contro il pubblico che risponde intensificando i cori e le grida di indignazione dei tifosi che lo costringono a lasciare lo stadio, mentre sbotta: “Sarà pure gobbo, ma il gobbo è quel sindaco che ricostruisce il Filadelfia”.

La vera polemica, però, arriva in serata quando il consigliere comunale dei Cinque Stelle Vittorio Bertola pubblica su Youtube i video che ritraggono Fassino intento a fare i gestacci ai tifosi granata. Già, perchè il primo cittadino mentre esprimeva la sua soddisfazione per la vittoria dello scudetto da parte della Juventus, squadra per cui ha militato nelle giovanili, negava anche di aver alzato il dito medio allo stadio.

Che dire, solo una rivalità calcistica portata all’estremo anche da chi in quanto primo cittadino dovrebbe essere imparziale? In parte forse si, ma nel comportamento di Fassino non si può negare che vi è anche la spocchia tipico del Pd torinese che da tempo ha dimostrato di non apprezzare le critiche.

Si sorvoli pure sul senatore Stefano Esposito, sarebbe fin troppo facile citare tutti i casi in cui ha sfidato baldanzoso i No Tav, come al corteo del Primo Maggio dove si è spinto a ridosso dello spezzone antagonista per provocare, ben protetto però da un fitto cordone di polizia: d’altronde si sa, la battaglia contro gli oppositori all’alta velocità è la sua missione di vita. Piuttosto è bene considerare la supponenza con cui il Pd sta conducendo la campagna elettorale in vista delle prossime elezioni regionali, quasi sicuri della vittoria. Così era stato anche l’ultima volta, quattro anni fa quando la Bresso aveva poi perso di fronte alla Lega Nord. Eppure, la lezione non devono proprio averla imparata.

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