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giovedì, 23 Aprile 2026

Un confronto mancato tra i candidati sindaco. Scuola, periferie, decentramento e partecipazione

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di Diego Novelli

Nuovasocietà voleva sapere quali impegni venivano assunti nei Programmi Elettorali. Qualcuno si è ritirato all’ultimo momento.
Su tre questioni, in particolare, avevamo pensato di impostare un confronto diretto tra i protagonisti nella corsa alla conquista del seggio più alto al Palazzo Civico di Torino. Alla nostra iniziativa, meramente giornalistica, avevano aderito tutti i candidati sindaco, tranne Giorgio Airaudo il quale aveva considerato una perdita di tempo questo confronto.

Malgrado questa assenza, abbiamo proseguito nel nostro intento fino al giorno prima dell’incontro quando, con un laconico messaggio, una delle protagoniste di questa campagna elettorale, la Dottoressa Chiara Appendino dichiarava forfait.

A questo punto, per rispetto agli altri candidati, ai quali avevamo garantito la presenza di tutti i concorrenti, abbiamo deciso di annullare l’iniziativa, che si sarebbe dovuta svolgere martedì 26 aprile alle ore 15, presso la Sala “Gabriella Poli” del Centro “Sereno Regis”, in Via Garibaldi 13, dove ha sede la nostra Redazione.

Dispiaciuti, molto dispiaciuti, poiché pensavamo di offrire un servizio democratico ai partecipanti alla competizione elettorale e contemporaneamente ai lettori di Nuovasocietà che il 5 giugno si recheranno alle urne per il rinnovo del Consiglio Comunale di Torino. Ci corre l’obbligo, a questo punto, di rendere pubbliche le tre questioni che avremmo posto in apertura del confronto per lasciare campo aperto successivamente all’interlocuzione tra i candidati.

La prima questione muoveva da una analisi largamente condivisa della fase storica, politica e sociale che il nostro Paese sta vivendo, caratterizzata da un forte logoramento del rapporto tra istituzioni e cittadini,  da un degrado della vita pubblica, dalla crescente corruzione, nonché da un diffuso malessere tra la popolazione tendente ad accentuare il rinchiudersi dei singoli soggetti in un individualismo esasperato, ipertrofico.

A valori fondamentali come la solidarietà e l’altruismo è stata messa la sordina negli ultimi trent’anni, sfociando in molti casi nell’intolleranza, nel populismo, nel razzismo.

In questo quadro si inserisce il crescere del vandalismo e del bullismo, accompagnati da un clima di insicurezza, se non di vera paura, diffusi in larghi settori della cittadinanza, in particolare nella fascia degli anziani.

Il Comune è il piano terreno dell’edificio Stato. Il primo impatto che ogni individuo ha all’esterno della famiglia avviene nel momento della sua iscrizione all’anagrafe in Municipio entrando così a far parte di una comunità. Seguono, nella fase dello svezzamento, il nido d’infanzia, poi l’asilo e la scuola materna.

I grandi maestri della pedagogia infantile (a Torino uno di questi è stato Francesco De Bartolomeis, tutt’ora vispo novantenne) ci hanno insegnato che il carattere di ogni essere umano a partire dai primi anni di vita, dall’ambiente famigliare e dall’esterno in cui cresce.

Ecco perché alla base dell’incontro-confronto tra Nuovasocietà e i candidati sindaco volevamo porre quella prima questione: il ruolo che la futura amministrazione comunale nel suo programma intende attuare per accrescere il senso civico nei futuri utenti della città, partendo dalla scuola del preobbligo, garantendone gratuitamente la fruibilità.  Così come, da parte di tutti i comuni Italiani, attraverso l’ANCI, dovrebbe essere chiesto allo Stato il prolungamento dell’età scolare obbligatoria sino al 16° anno di età.

Si tratta di spese di in vestimento a livello della coscienza, che nel tempo sono materialmente largamente compensate.

La seconda questione che ci interessava porre riguardava la politica urbanistica: quali specifici interventi si intende attuare per realizzare (per usare parole di Renzo Piano) un “rammendo” nelle periferie, “fertilizzandole” per ridurre, sino a cancellarle, le disparità esistenti tra il “centro”  e i rioni della prima e seconda fascia, createsi nel tempo con l’espansione dell’abitato. Contemporaneamente sarebbe interessante conoscere come si vuole ridurre il consumo del territorio ancora non edificato, oppure recuperandolo dalle aree industriali abbandonate. Come garantire a Torino gli standard urbanistici fissati dalla legge in 25 metri quadrati destinati a servizi per ogni abitante, mentre attualmente non superano i 12 metri?

Il decentramento (per un riordino ed ammodernamento della macchina comunale) e la partecipazione dei cittadini (per coinvolgerli e responsabilizzarli nelle scelte) può avvenire soltanto con la realizzazione delle municipalità con reali poteri finanziari e strumentali riguardanti i cosiddetti “servizi alla persona” riservando quelli di “area vasta” alla città metropolitana.

Questa era la terza questione che volevamo porre in apertura dell’incontro-confronto con i candidati sindaco. Volevamo sapere se fa parte del loro programma la realizzazione, anche a Torino, dei Municipi, superando le Circoscrizioni prive di poteri reali e non coinvolgenti direttamente i cittadini.

Se qualcuno dei candidati Sindaco volesse rispondere a questi tre quesiti, non potendo pubblicare le eventuali risposte sul prossimo numero di Nuovasocietà che uscirà il 15 giugno, ad elezioni avvenute, ci impegniamo a diffonderle su tutta la rete attraverso il nostro quotidiano online.

 

 Da “Nuovasocietà” n° 5 del 15 maggio 2016 novelli

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