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venerdì, 31 Maggio 2024

Un bando da un milione per riqualificare il Lungodora. Arte e cultura per un futuro di reale rilancio e integrazione

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

C’era una volta sul Corriere dei Piccoli il Signor Bonaventura che con il suo bassotto riceveva alla fine della storia un milione. Ora il milione c’è davvero ed è quello promesso da un bando europeo per rilanciare e riqualificare tutto il Lungodora torinese.

Dal parco della Pellerina la Dora attraversa il quartiere Aurora (via Cigna), affianca il Balon nel Canale Carpanini, per poi arrivare fino a Vanchiglia dove, dopo aver costeggiato il cimitero monumentale, punta verso il Parco della Colletta per confluire nel Po.  Un mix di aree popolate e spopolate, a volte verdi e a volte spelacchiate, come spesso sono le rive di questo fiume, selvatiche ma dignitose. Insomma non particolarmente curate. Assenti fiori, aiuole, giardini, arte, monumenti. 

Un’area composita, caratterizzata da un forte mix di situazioni abitative e comunità presenti, da tempo in trasformazione. In questo viaggio a fianco alla Dora si trovano due contesti dai differenti sviluppi.

Cambiamenti che hanno visto la zona intorno a Via Catania e Via Reggio, divenire in questi ultimi anni un consolidato ritrovo di tanti giovani, specie nello spizzo antistante a “Le Panche”. Questo dove prima vi era di fatto solo lo storico Caffè Rossini. Alle Panche si è affiancata una fioritura di locali: Mondo musicaBarLume(che esistevano già), Locanda Clandestina 2 ). Poco distante, sull’altra sponda della Dora, vi è l’importante presenza del Campus Einaudi, dietro il quale si trova uno storico bel locale di universitari: Off Topic (ex Officine Corsare). Una zona, più vicina a Corso Novara in cui, fino a poco tempo vi era la sera la sola presenza della discoteca Azimut, il Caffè Basaglia e il raffinato Teatro Espace. Di giorno invece sono attivi gli stabilimenti di Film Commission in Via Cagliari. Ma anche per questa parte meno frequentata le cose stanno cambiando e si vocifera di importanti interessi immobiliari.

Insomma la speculazione si sta muovendo e c’è chi investe: acquista immobili a ottime condizioni, li ristruttura, li rivende e taac..  il business è fatto. Questo in un’area dove, a seguito degli ineluttabili mutamenti, i prezzi al metro quadro sarebbero destinati a salire.  Uno schema che caratterizzò, a suon di ristrutturazioni e molti capitali, la mutazione del Quadrilatero a raffinato centro della movida. 

L’area intorno alla Dora per migliorare il suo appeal ha bisogno di un forte restyling che non riguarda solo gli immobili, ma anche la sua offerta culturale e la sua vivibilità.  Un discorso che punta al turismo giovanile e culturale, agli studenti e al popolo di Airbnb che a Torino viene volentieri. Certo, rispetto al citato Quadrilatero, il contesto qui è alquanto complesso, più ampio e disomogeneo. Un contesto a macchia di leopardo che vede affiancarsi un vero mix di tipologie di abitazioni e di popolazione alquanto eterogeneo, caratterizzato dall’alternanza di zone alquanto popolate, con un mix di comunità presenti, e altre molto silenziose, in genere poco curate e attraenti, pur essendo a due passi dal centro. Un’area che, in questi ultimi anni, ha registrato un rapido e progressivo ricambio della popolazione residente.

Proprio per riqualificare queste aree è stato lanciato, nel dicembre 2020, un bando di un milione di euro. Tutti i suoi dettagli sono sul sito ToNite e su quello del Comune di Torino nella sezione “Appalti e bandi”. L’obiettivo è quello di dare un grande impulso a quest’area attraverso progetti e servizi, dall’impatto sociale duraturo, che coinvolgano le comunità locali e che valorizzino le potenzialità del territorio e la vivibilità degli spazi pubblici, attigui alla Dora. Questo anche sotto l’aspetto della percezione di sicurezza, in particolare nelle ore serali.   Le candidature sono presentabili fino al 4 aprile 2021.

I fondi in arrivo per questo bando sono frutto di un finanziamento europeo che, tramite la Città di Torino, è rivolto ad associazioni e privati che, da soli o consociandosi, potranno presentare i loro progetti per aggiudicarsi contributi che spazieranno tra i trenta e i 60mila euro, sui quali è previsto un 20% di coofinanziamento. Ovvero il partecipante dovrà impegnarsi con propri fondi per un quinto di quanto ricevuto. I progetti punteranno in particolare a riqualificare e arricchire le zone attigue alla Dora, la loro vivibilità e il loro appeal specie nelle ore serali e notturne. 

L’ambizioso progetto, portato ora avanti anche attraverso questo bando, punta a creare a Torino diversi poli di aggregazione e d’interesse culturale artistico, oltre ai classici luoghi del centro città. Un approccio multicentrico sul modello berlinese e parigino. Realtà dove però, con i doverosi distinguo, tutto è da tempo collegato via metropolitana, fin dall’arrivo in aeroporto (parliamo di Berlino). Un fatto, quello dei trasporti, assolutamente non marginale per attrarre turismo e migliorare l’appeal in particolare delle zone non centrali di una realtà sabauda che, con il Covid, sta perdendo ulteriormente popolazione come tanti altri centri in Italia. 

Tornando al bando, la gran parte, ovvero circa i tre quarti del finanziamento, riguardano l’area che dal Balon raggiunge via Catania-Corso Regio Parco. Il quarto restante del finanziamento si rivolte alla zona che da Campus Einaudi costeggia e oltrepassa il cimitero monumentale per poi fiancheggiare Corso Belgio, prima di entrare nel Parco della Colletta per poi confluire nel Po. Una vasta area caratterizzata da minori insediamenti e da grandi installazioni, come quella per i depositi GTT. Per il vecchio Borg del Fum, antico tempio delle botteghe artigiane e di meccanica di Vanchiglia, orgoglio della Torino del primo 900, è tempo di grandi trasformazioni. Trasformazioni che potrebbero estendersi e interessare altre aree urbane. 

Cambiamenti visibili e ora caratterizzati da un relativo aumento di presenza di esercizi commerciali, con frequenti mutazioni e rapidi ricambi delle attività proposte che, a volte, sostituiscono negozi e locali spesso presenti da generazioni. 

Ma qual è il quadro della situazione a tre settimane dalla chiusura del bando?

“Abbiamo riscontrato un interesse oltre ogni aspettativa. Sono davvero soddisfatto” – A parlare è Marco Giusta, assessore alle politiche giovanili, con delega per multiculturalità e periferie della Città di Torino, che questo bando ha fortemente voluto e sostenuto.  Una partecipazione forte, diversificata, incoraggiante come emerge dalle tante richieste agli sportelli di consulenza e dalla partecipazione ai due incontri proposti on line tramite Socialfare (Centro per l’innovazione Sociale) con l’eloquente titolo Lungo Dora / Aurora: quali spazi re-immaginare? “Un’azione importante – aggiunge Giusta –  per valorizzare quell’enorme ricchezza che le sponde della Dora racchiudono, fatta di associazioni, comitati, persone che ora hanno la possibilità di proporre progetti mirati ai giovani, alle famiglie, ai bambini. E conclude ribadendo come “l’uso dello spazio pubblico, inclusivo e non escludente, negli orari serali e notturni sia uno dei temi importanti nella vita della città”.

Il progetto ha incontrato da subito incontrato l’attenzione e la simpatia dei soggetti politici coinvolti:

Per la sindaca Chiara Appenino: “il futuro della rigenerazione urbana deve necessariamente passare dalla partecipazione attiva delle persone che vivono quei luoghi, e i bandi sono infatti rivolti anche a tutti i cittadini coinvolti in questo progetto di inclusione urbana finalizzato a migliorare la percezione di vivibilità e sicurezza nelle aree attigue al fiume Dora”. 

Per Marco Pironti, assessore comunale all’innovazione e alla Smart City “la contaminazione tra differenti culture e conoscenze può restituire valore e partecipazione e nuove opportunità alle comunità che vivono quelle realtà”.

Raffaele Barbato, project coordinator del programma Urban Innovative Actions ha definito coraggiosa questa iniziativa di raccolta di idee sul territorio da connettere al altre esperienze innovative e ha sottolineato come si possa: “agire sulla sicurezza urbana senza avere una connotazione di controllo/sorveglianza, ma partendo dalla comprensione della percezione di insicurezza, troppo spesso distorta, intervenendo sulle sue cause sociali economiche ed a quelle legate agli spazi fisici attraverso una progettualità condivisa”.

 In conclusione riportiamo una serie di osservazioni di Alessandro Stillo, storico promotore di eventi artistico culturali torinesesullo stato delle cose nell’area interessata tra Aurora e Vanchiglia. “Si tratta di aree che per alcuni loro tratti possono sembrare abbandonate e lasciate al degrado urbano e umano. Ed è importante fare presente come i cittadini si allontanino da queste realtà in assenza di seri e concreti interventi di riqualificazione, essenziali per rendere il quartiere non un dormitorio ma una realtà culturalmente attiva, in una Torino che dovrebbe continuare a puntare sul turismo, soprattutto curioso e solidale. Per questo il tempo delle chiacchere demagogiche è finito”. 

Stillo senza mezzi termini precisa come l’abusato termine “integrare” faccia pensare ad una società già preformata entro cui in cui “altri” dovrebbero avere accesso. In realtà non è più così e, per questo, “occorre sviluppare il dialogo, ribadendo e dando gambe ad una frase, uno slogan fin troppo ascoltato: “trasformare le diversità in ricchezza” facendo riferimento alle presenze di tante culture ed esperienze. “Non si può fare altrimenti”- aggiunge Stillo: “Il turismo può avere due volti. Uno si ferma al Centro, alla bella piazza storica, al museo del cinema e anche alle espressioni dell’archeologia industriale. L’altro è rappresentato dall’incontro con la ricchezza dei quartieri. Esattamente come a Berlino e Parigi. Anche se in realtà come quella parigina non è tutto  oro quello che luccica e permane la problematicità delle banlieue dove il  discorso integrazione resta quanto mai difficile. 

In ogni caso per agevolare e sviluppare questi processi di riqualificazione sono essenziali politiche determinate, visionarie, durature e impegnative. E’ quindi un bene che vi siano progetti che animino il quartiere come questo lanciato da ToNite. SI tratta di progetti importanti perché favoriscono reali processi di integrazione nel mix di realtà abitative. “L’alternativa – denuncia l’operatore culturale, responsabile Rete nazionale del riuso- è quella di spingere verso la periferia questi fenomeni o di assistere a quella fuga strisciante degli abitanti che, in questi anni, si è registrata intorno al primo tratto di Corso Giulio Cesare, affiancata dal crollo verticale delle quotazioni della case. Un fatto che significa rischio della perdita di una identità bella in quanto cosmopolita. Per questo le istituzioni hanno un ruolo fondamentale, con un loro intervento diretto o attraverso un bando, nel fare da driver per sviluppare politiche di dialogo per mettere le basi ad un futuro di rilancio anche in termini di vivibilità di queste aree. “Sono sicuro che arriveranno tanti bei progetti” conclude Stillo con un sorriso.

Ora la speranza è che si riescano a sviluppare dei percorsi concreti per dare gambe e concretezza ai tanti progetti che possono dare   un nuovo volto a queste aree così particolari della città. Si è parlato e si può sognare su una via per l’arte, per i poeti, per il colore, per l’espressività degli artisti di strada e della cultura popolare.  Inutile aggiungere come il successo di iniziative che coinvolgono questi soggetti (si pensi agli artisti di strada che invadono da anni tutte le vie di Ferrara per il Buskers festival) sia una garanzia e un investimento per una Torino che punta al turismo oltre il centro cittadino, con tutto l’indotto che potrebbe derivarne.  Ma per consolidare questi eventi servono strutture e realtà in grado di dare supporto e continuità alle iniziative. Questo dando spazio a fantasia e innovazione anche nel saper coinvolgere nuovi soggetti (volontariato, associazioni varie) per mantenere gli spazi vivi e sicuri nel tempo in modo che non facciano la fine del Moi dopo i fasti di Paratissima.     A Torino non mancano location (a volte abbandonate) per ospitare laboratori, spazi espositivi e centri servizi mirati. Strutture anche enormi per ospitare ad esempio i “graffitari” come si registrò per una location che osò collocarsi proprio in questa area post industrial come fu per il Samo di corso Tortona.  

Proprio partendo dal successo della citata Paratissima e di molte kermesse ludico artistiche si potrebbe dare davvero corso a qualcosa di nuovo rivalutando una zona che ha tutte le premesse per potersi colorare di energie creative, senza snaturarsi e mantenendo il suo aspetto un po disincantato da sorella minore del Lungo Po. Una sorella con il suo fascino particolare. Questo in una città dove artisti e creatività vera non mancano. Una città laboratorio anche nell’arte sulle sponde della Dora. 

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