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venerdì, 19 Luglio 2024

Torino Jazz Festival. Mimmo Carretta: “Poteva far da traino. Il ridimensionamento sminuisce ogni velleità”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Andrea Doi

Il Jazz Festival a Torino sta per diventare un ricordo. Non è una novità: la prossima edizione ha una formula “ridotta”. E pian piano sparirà.
Di questa manifestazione, troppo poco attrattiva per chi amministra la città, ne abbiamo parlato con il consigliere comunale del Partito Democratico Mimmo Carretta, in un focus con la redazione di Nuovasocietà. Un’intervista che sarà pubblicata integralmente sul numero di novembre del nostro mensile, in edicola dal 15.
Ecco la risposta del vicepresidente della commissione cultura alla domanda relativa al Torino Jazz Festival
Capitolo jazz festival…

«Il jazz festival negli anni sarebbe stato in grado, ne sono convinto, di fare da traino e di rilanciare anche la grossa tradizione dei jazz festival della provincia.
Penso ad Avigliana, Pino Torinese, Piossasco.
Oggi il suo annunciato ridimensionamento ne sminuisce ogni velleità. Aldilà del successo di pubblico, Torino ha fatto altro: ha sdoganato il jazz.
Ha permesso a molti di scoprire un genere di nicchia. Un’operazione analoga a quella realizzata per la musica classica in piazza.
Ha permesso, ad esempio, ai club, alle scuole di musica, di allargarsi ad una clientela neofita. È come quando sulla scia dei successi della nazionale di rugby, uno sport non proprio ascrivibile al DNA italiano, abbiamo assistito al boom delle adesioni di ragazzini che hanno scelto di cimentarsi in questa disciplina».

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