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domenica, 14 Luglio 2024

Terza edizione di MinD (Mad in Design). Architettura e fantapause per fronteggiare in modo nuovo il disagio psichico

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

di Moreno D’Angelo

Che ci azzecca il design con il disagio mentale? La risposta è stata data con grande entusiasmo al Campus Lingotto dove si è in corso la terza edizione di MinD (Mad in Design). Un originale workshop che coniuga in modo multidisciplinare architettura, psicologia, design, antropologia, per rispondere in modo nuovo alle problematiche del disagio psichico. Protagonisti assoluti 42 studenti universitari,(selezionati tra 150 partecipanti), provenienti da tutta Italia, che hanno elaborato, insieme ad esperti e 12 utenti seguiti da servizi di salute mentale,i sei progetti prescelti. Tema guida dei lavori il concetto di pausa, affrontato nei modi più originali e insoliti, come momento rigenerativo, fisiologico e psicologico.

Questo tra teli, oggetti da toccare, barattoli di pause (con caramelle), fantapause (per godere e sentire i propri bisogni imparando ad ascoltarsi davvero), modelli di ambienti ricreati per dare piacere, comodità, stimoli e emozioni). I team di ragazzi hanno documentato con simpatici e a volte esilaranti filmati, graficamente molto curati, lo sviluppo delle loro esperienze. E’ emersa anche una particolare attenzione ai colori (che possono diventare anch’essi delle sensazioni oltre la mera cromaticità) e alle linee dei contesti in cui si condivide.

Molto soddisfatta l’architetto torinese Giulia Mezzalama, coordinatrice del complesso progetto che definisce sinteticamente come uno «strumento di inclusione sociale per avviare innovativi processi di riabilitazione».

L’approccio architettonico non poteva non prendere in considerazione il rapporto con l’ambiente come spazio progettato. «Abbiamo progettato – spiega Mezzalama – non solo i luoghi fisici della pausa (spazi e oggetti), ma anche il significato stesso dell’idea di pausa come esperienza, bisogno e momento di condivisione, scambio e interazione».

Insomma solo con uno stacco (pausa), adeguatamente capito e supportato, è agevole sviluppare emozioni e condizioni capaci di rafforzare condivisione, dialogo favorendo l’espressività delle persone con disagi e il loro reinserimento.

Le indicazioni portate dai vari progetti trattano di soluzioni ambientali e emozionali che migliorano le condizioni e soprattutto i piani di reinserimento delle “persone fragili”. Si tratta di elaborazioni in cui il design riesce a confrontarsi con “lo spazio della mente” quando supera i limiti della cosiddetta normalità. Nella presentazione è stata riportata la battuta di un persona in cura coinvolta che all’idea di un viaggio alle Baleari ha reagito dicendo di preferire il seguire un bambino nel suo “viaggio” e nei suoi giochi nel cortile dove si trovava. Anche questo è un viaggio. Non a caso Il workshop MinD ha come obiettivo l’elaborazione di nuove soluzioni e il cambiare prospettiva e punti di vista. Solo in simili contesti il design può diventare anche cura e aprire nuovi percorsi professionali e di riabilitazione.

In questo approccio rientra un’idea di abitare socialmente inclusiva sviluppata da esperienze di formazione in grado anche di favorire il superamento delle barriere del pregiudizio che persiste nei confronti delle “persone fragili”. MinD nasce da un’idea degli architetti Giulia Mezzalama, Sandra Poletto e della psicologa Elena Varini. Il progetto didattico culturale è promosso daCampus Fondazione CEUR (Centro Europeo Università e Ricerca) insieme alla società Blu Acqua (residenzialità psichiatrica), e si avvale del sostegno della Compagnia di San Paolo. Tra i vari soggetti coinvolti l’Università degli Studi di Torino, Istituto d’Arte Applicata e Design di Torino (IAAD), Politecnico Torino, Domus Academy, Nuova Accademia di Belle Arti. Mains partners Eataly e la Fondazione Achille Castiglioni.

I sei team impegnati nei progetti mirati alla residenzialità psichiatrica hanno avuto la collaborazione dei seguenti designer professionisti: Arcangelo Favata, Natascia Fenoglio, Sara Ricciardi, Ilaria Scarpellini, Adelaide Testa, Silvio Tidu, Alessia Pagotto e Walter D’Esposito. Ovviamente simili approcci e consigli possono essere utili per chiunque in un mondo in cui le logiche schizofreniche sono quanto mai diffuse anche tra tante cosiddette “persone normali”. In conclusione un ricordo per Giuseppe. Un giovane ospite di una Casa Famiglia per pazienti psichiatrici che ci ha lasciato due giorni fa. Sempre sorridente e gentile con tutti, nonostante la malattia, ora la sua sigaretta potrà fumarla in pace in Paradiso.

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