di Roberto Mancini
Il 17 aprile 2012
incendio doloso al Suv di un consigliere comunale a Challand St Victor. È andato a fuoco in un parcheggio in frazione Nabian la BMW X3 del consigliere comunale Vittorio Campeotto, eletto nella lista della sindachessa Gabriella Minuzzo.
Sabato 19 maggio 2012
rogo a La Salle, incendiata l’auto di un’allevatrice, una Fiat Punto parcheggiata in frazione Chez Borgne. Incendiata anche una catasta di legna, la dimensione delle fiamme è notevole.
Martedì 1 giugno 2012
la presenza della ’ndrangheta in Valle d’Aosta è confermata dai vertici delle forze dell’ordine.
Secondo il questore di Aosta Maurizio Celia e il comandante dei carabinieri, Guido di Vita, “In Valle d’Aosta esiste un “locale” di ’ndrangheta per dare assistenza ai latitanti”.
Le affermazioni sono rese durante un’audizione resa alla commissione regionale antimafia, istituita dal Consiglio regionale lo scorso 22 gennaio 2012 ed insediatasi il 1 marzo 2012.
Si tratta di una svolta clamorosa contro ogni ipotesi negazionista e la memoria corre grata al procuratore Mario Vaudano che, nel lontano 1992, unica voce inascoltata, isolata e spesso diffamata, dichiarò in un’intervista di commiato al Corriere della Sera: “Aosta, mafia di montagna. La popolazione ha poco senso civico e questo significa garanzia d’impunità”.
Giova anche qui ricordare la composizione della commissione regionale Antimafia, presieduta dall’unionista Diego Empereur:
Diego Empereur (Union valdotaine), Claudio Lavoyer ( Federation autonomiste, forza localista) Franco Salzone ( Stella Alpina, forza localista), Gianni Rigo (Pd), Piero Prola ( UV), Massimo Lattanzi(Pdl).
Singolare coincidenza, tutti i suoi membri tranne Alberto Bertin di Alpe, non sono stati rieletti in Consiglio regionale nella susseguente tornata elettorale del 25 Maggio 2013.
Lunedì 4 giugno 2011
rogo di tre auto al quartiere Dora di Aosta, nel cortile interno di via Buthier 10. Le fiamme si sono sprigionate da una Seat parcheggiata nel cortile, raggiungendo i piani alti del condominio. Il pericolo è notevole, poiché le case non posseggono allacciamento centralizzato alla rete di metano e molti balconi sono forniti di bombole di gas esterne. Il giorno del rogo una cronista di un settimanale locale, recatasi a fotografare le auto incendiate, viene minacciata da alcuni giovani del quartiere.
Le seguenti indagini individuano nella famiglia Taccone di St Marcel i responsabili.
Sia il padre Claudio che i figli Ferdinando, Vincenzo ed Alex sono in attesa di giudizio presso la DDA di Torino ( operazione “Hybris”) con le imputazioni di tentato omicidio , tentata estorsione, rapina, lesioni, danneggiamento con incendio , il tutto con l’aggravante del metodo mafioso.
Sono sospettati come rivelano le intercettazioni, di essere in contatto con la cosca Pesce di Rosarno.
In conclusione dunque, qualora i fenomeni elencati non fossero riconducibili all’azione pianificata di un un’unica organizzazione criminale, comunque sarebbero almeno indice di una vasta propensione alla concorrenza economica di tipo delinquenziale. Per intanto di sicuro c’è solo il fatto che un incendio è sempre un atto intimidatorio e che di tutti gli avvenimenti elencati non si conosce ancora la risposta giudiziaria.





