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mercoledì, 29 Giugno 2022

Stati Uniti: omicidio Brown senza colpevoli, esplode la rabbia a Ferguson

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Darren Wilson non sarà incriminato. Il Grand juri ha deciso che il poliziotto che il 9 agosto scorso sparò e uccise Michael Brown, diciottenne afroamericano disarmato, agli occhi della giustizia è innocente. Secondo i giudici non vi erano prove sufficienti per il rinvio a giudizio dell’agente Wilson.
La rabbia esplode a Ferguson, città del Missouri dove è avvenuto l’omicidio del giovane Brown. La comunità afroamericana insorge nuovamente, scendendo in strada e posizionandosi dietro le barricate che già in mattinata erano state erette in vari punti della città. Insieme a Ferguson manifestano le principali città americane: da New York a Seattle, da Los Angeles a Chicago, e poi ancora Cleveland, Oklahoma City, Oakland e Pittsburg. Mentre le autorità e lo stesso presidente Barak Obama – apparso ieri sera a sorpresa in diretta tv – invitano a mantenere la calma e a protestare senza ricorrere alla violenza, nella notte sono stati registrati numerosi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in tenuta antisommossa. La situazione, però, sembra ancora sotto controllo.
Il bilancio è di un ferito non grave tra le file della polizia, qualche auto delle forze dell’ordine assalita e data alle fiamme, bombe carta e gas lacrimogeni. Ci si poteva aspettare molto di peggio, come suggeriscono le misure preventive prese dalle autorità locali: scuole chiuse per tutta la settimana. Nel frattempo però aumenta la vendita di armi e i negozianti si preparano a reagire col fuoco in caso di assalto, dopo che alcuni esercizi sono stati presi di mira durante le manifestazioni della notte.
Il pubblico ministero della contea Bob McCulloch ha preso la parola alle 20.16 ora locale. In un lungo intervento – punteggiato di recriminazioni nei confronti dei media – McCulloch ha sostenuto che le prove confermano che tra Michael Brown e Darren Wilson ci fu colluttazione, smentendo in questo modo l’ipotesi che l’agente abbia puntato l’arma contro il giovane mentre questi era di spalle, in fuga. «Il nostro Paese è basato sullo Stato di diritto e dobbiamo accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran giuri», ha esordito Obama nel suo discorso alla nazione. Poi però il presidente ha sottolineato come gli eventi di Ferguson riguardino in effetti tutta l’America, testimoniando di fatto una forte sfiducia delle comunità afroamericane nei confronti delle forze dell’ordine. «È questa – riflette Obama – l’eredità di una lunga storia di discriminazione nel nostro Paese. È necessario riconoscere come la situazione di Ferguson parla all’intero Paese e mostra le più ampie sfide che noi ancora affrontiamo come nazione».
La vicenda però – sotto il profilo giudiziario – non termina qui. Il caso Brown infatti non si chiude con la decisione del Grand Juri, ma continua con l’inchiesta federale richiesta dallo stesso Barack Obama e gestita dal ministro della giustizia Eric Holder. Questi, afroamericano noto per le sue battaglie nel campo dei diritti civili, sta procedendo con le sue indagini per appurare non solo l’eventuale colpevolezza dell’agente Wilson, ma anche per capire se l’intero corpo di polizia locale si sia macchiato di crimini contro i diritti civili.

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