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martedì, 28 Maggio 2024

Se la cultura a Torino diventa un fatto personale

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Michele Paolino
In quel ring che sta diventando sempre più la Sala Rossa, in barba alla sacralità delle sedi istituzionali, è andato in scena l’ennesimo siparietto che vede contrapporsi consiglieri di maggioranza e consiglieri d’opposizione in una tutt’altro che regolar tenzone, più a colpi di regolamento, richiami del Presidente del Consiglio, attacchi d’ogni sorta che nel rispetto delle regole cavalleresche (che in questo caso si chiamano rispetto delle Istituzioni, dei cittadini, del confronto democratico).
Oggetto del contendere una interpellanza presentata dal capogruppo del Partito Democratico Stefano Lo Russo sul ritorno del Jazz Festival a Torino e sulle procedure di individuazione del direttore e del condirettore della manifestazione. In particolare, basandosi su quanto riportato dagli organi di stampa, l’esponente dem chiedeva lumi sul fatto che l’incarico non fosse stato assegnato sulla base di un bando pubblico.
Alla risposta dell’assessora Francesca Leon, che da una parte ha dribblato spedendo la palla dalle parti della Fondazione per la Cultura, che formalmente conferisce gli incarichi, e che dall’altra ha rimandato ad un rapporto fiduciario («in questo caso abbiamo scelto la persona che più rispondeva all’indirizzo che volevamo de al festival»), si scatena la bagarre che vede Lo Russo attaccare frontalmente il consigliere del Movimento 5 Stelle Massimo Giovara, da tutti ormai considerato una sorta di assessore ombra sulle questioni culturali della nostra città, dando lettura di articoli e post sui social in cui candidamente Giorgio Li Calzi, il neo direttore del TJF, riconosceva il ruolo dell’esponente grillino nella interlocuzione, sua e del condirettore Diego Borotti, con la titolare delle deleghe in Giunta.
Non lo avesse mai fatto. Richieste di intervento per fatto personale da parte di Giovara e discussione sospesa dal presidente Fabio Versaci. Chiariamo il punto: a norma di regolamento “Costituisce fatto personale il sentirsi attribuire opinioni diverse da quelle espresse, o l’essere sindacato nella propria condotta”.
Nella cagnara generale i grillini lo invocano per il semplice fatto di essere nominati, in questo caso viene riconosciuto perché viene messa in discussione la condotta, ovvero il fatto se possa o meno un consigliere suggerire nomi, avanzare proposte, presentare candidature e candidati.
E Giovara lo esplicita nel suo intervento :«Siamo di fronte ad una minoranza disperata che si esprime sulla base di trame mediatiche in quest’aula che meriterebbe ben altro. Una cosa che non hanno capito i signori del Pd è che il compito del consigliere è mettere in contatto gli operatori con l’assessore. E naturalmente il ruolo del consigliere è selezionare i migliori».
Veramente il compito dei consiglieri, per legge, è quello di esercitare indirizzo e controllo sulle linee programmatiche dell’amministrazione: il Consiglio non è una commissione d’esame, non ha questo potere, non ha la discezionalità di suggerire nomi, di influenzare scelte che sono basate su di un rapporto tra nominato e nominante (che non è il Consiglio).
E poi non era arrivato il tempo dei bandi per tutti e per tutto? Le scelte in questo modo, da essere trasparenti e tali da garantire la possibilità a tutti coloro che ne hanno i titoli di concorrere ad essere nominati, diventano un fatto di relazione, un fatto personale. Se mai è esistito un “sistema Torino” rischia di essere sostituito da un “sistema Giovara”.
Con buona pace della casa di vetro che così facendo se ne va allegramente in frantumi.

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