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martedì, 26 Maggio 2020

Referendum legge elettorale, guerriglieri istituzionali a Palazzo Lascaris: “Piemonte, no Pontida”. Forza Italia voterà con la Lega

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

“Piemonte, no Pontida” recitano i cartelli innalzati dai “guerriglieri istituzionali” (da quella “guerriglia istituzionale” citata dal sinistro Marco Grimaldi). Sono circa le 11 quando nell’aula del consiglio regionale del Piemonte va in scena la prima azione di disturbo dell’opposizione che vuole impedire che si arrivi all’approvazione del referendum per modificare la legge elettorale. Un referendum abrogativo della quota proporzionale del Rosatellum.

Il presidente Stefano Allasia è costretto a interrompere i lavori dopo che è andata in scena la coreografia esposti dalla fette dell’aula in cui siedono i consiglieri del centrosinistra.

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L’ostruzionismo è da governo giallorosso: ci sono le varie componenti del Conte 2, dal Partito Democratico a Movimento Cinque Stelle con un pizzico di LUV.

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Pd e M5s chiede di inserire all’ordine del giorno le comunicazioni all’avvicendamento ai vertici del Museo del Cinema, la vicenda Embraco. Richieste respinte, perché bisogna andare avanti con l’inter per la consultazione.

Stesso risultato quando il pentastellato Giorgio Bertola chiede il rinvio in Commissione del provvedimento.

«Le minoranze piemontesi non vogliono dare la parola ai cittadini – dice il capogruppo leghista Alberto Preioni – Noi tutti ci auguriamo che si possa discutere nel merito del testo, senza stravolgere il dibattito. Abbiamo intrapreso un percorso che fa parte dell’attività legislativa di questo Consiglio, in questo modo mancano di rispetto verso gli elettori che hanno deciso legittimamente e democraticamente di essere rappresentati da noi».

Alle 13 riprende la “seduta maratona” e riprende l’ostruzionismo.

«Il Piemonte non è il cortile di Salvini. Cirio e la Lega ignorano i problemi dei piemontesi per occuparsi solo degli ordini che arrivano da Pontida» – dicono dal M5s. «Quello che sta accadendo – continuano i pentastellati – è grave. La maggioranza su ordine di Salvini tiene in ostaggio il Consiglio regionale per quattro giorni, dal mattino fino a mezzanotte, per discutere un quesito referendario partorito in 24 ore da Calderoli. Gli ordini di Salvini vengono prima di tutto. I leghisti, con la sponda di Cirio, anziché occuparsi dei problemi del Piemonte impongono una discussione lontana anni luce dalle esigenze dei piemontesi».

«Il Consiglio regionale a 100 giorni dall’insediamento – aggiungono – non si è ancora occupato dei temi importanti per i piemontesi e non ha avviato una programmazione. Se questa è “l’altra velocità” di Cirio, iniziamo molto male».

Il capogruppo di LUV, Marco Grimaldi, solleva una pregiudiziale di costituzionalità sul provvedimento della Lega: «Tutta la discussione – sostiene Grimaldi – va interrotta perché il testo del quesito referendario, se approvato, porterebbe il sistema verso il maggioritario puro all’inglese. Ma questo non sarebbe applicabile perché si dovrebbero prima ridefinire i collegi con una apposita legge. Il testo infatti non prevede questo aspetto, per cui presenta dei limiti di costituzionalità».

A Stefano Allasia, Grimaldi consegna un documento in cui ci sono le motivazioni della pregiudiziale di incostituzionalità.

«Tre mesi – sostiene Marco Grimaldi – senza una delibera, una legge, una iniziativa. Non vorrei che il Piemonte facesse da ultimo dei maggiordomi di Matteo Salvini, proprio mentre le altre Regioni iniziano a sfilarsi».

«I primi cento giorni dell’amministrazione regionale guidata da Alberto Cirio sono stati cento giorni di niente. Nella precedente legislatura nei primi tre mesi erano state approvate sette leggi ed erano stati presentati 14 disegni di legge, in questa siamo a zero: neppure una legge. “L’altra velocità” di Cirio va a marcia indietro» – evidenzia capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Domenico Ravetti.

«In questo silenzio – prosegue Ravetti – la Lega mette al centro del dibattito un solo argomento. Non è così che si amministrano le istituzioni: ci vuole rispetto, non si devono mai strumentalizzare».

«Se credono di avere il consenso – sottolinea Silvio Magliano, capogruppo dei Moderati – raccolgano le firme come hanno sempre fatto i Radicali. È intollerabile che un leader politico usi le istituzioni per i suoi fini».

«Il miracolo di avere unito forze così diverse come tutte le opposizioni presenti in Regione Piemonte – osserva il capogruppo della Lista Monviso, Mario Giaccone – dovrebbe far riflettere il centrodestra sull’iniziativa di Salvini».

Intanto il presidente Cirio chiarisce: non è vero che Forza Italia non voterà, spaccando la maggioranza. «Non è un problema di non convinzione politica. Il mio partito non è convinto del testo, ma vi anticipo che in Lombardia Forza Italia vota a favore del referendum e noi stiamo evolvendo dall’astensione al voto favorevole: la valutazione dipenderà da quello che accade a livello nazionale, dove si stanno definendo gli aspetti tecnici della proposta» – dice il governatore del Piemonte.

«La prima battaglia di Berlusconi da sempre – va avanti  Cirio – fu quella di un maggioritario puro, perché chi vince deve governare. La Costituzione dà ai Consigli regionali la possibilità di proporre referendum, con il provvedimento in discussione si sta semplicemente attuando la Costituzione».

«Non è un diktat – conclude – se c’è una posizione politica di un partito è ovvio che arrivi dalla segreteria di quel partito. Ed è una posizione che io condivido pienamente perché credo che chi perde le elezioni non debba andare a governare attraverso meccanismi di palazzo come purtroppo vediamo oggi in Italia, e che chi cambia partito in corso d’opera debba andare a casa. Se questa modifica ci permette di farlo, stiamo facendo il bene dei piemontesi».

Continua la battaglia dei “guerriglieri istituzionali”, la sconfitta è quasi certa.

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