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martedì, 21 Maggio 2024

Pietro Orlandi e il cimitero teutonico: “Ho motivi per affermare che quelle tombe sono troppo pulite”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Ha fatto scalpore il commento dell’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, in relazione alla tomba teutonica in cui si pensava di poter ritrovare dei resti della povera Emanuela.  Quel commento “sono troppo pulite” è sembrato a tutti gli effetti un pesante atto d’accusa verso il Vaticano. Una sorta di ennesima doccia fredda quando pareva si fosse aperta qualche speranza di collaborazione, dopo perduranti silenzi e chiusure da Oltretevere.  

Un’accusa che potrebbe essere così interpretata:  “quell’indicazione fornita da una lettera anonima, di guardare la tomba indicata da un angelo, potrebbe aver visto giusto,  ma qualcuno ha evidentemente fatto un sopralluogo per far sparire ogni traccia dei possibili resti di Emanuela Orlandi”.  

Interpellato in merito il fratello di Emanuela ha così replicato:

“Ogni parola che dico pubblicamente, sia io o l’avvocato, come ad esempio l’altro giorno da Purgatori (giornalista de la 7), ha un senso e non sono dette a caso. Ogni parola, e pazienza se qualcuno critica l’Avvocato, quando, rispetto alle tombe, diceva “ troppo pulite”  c’era un motivo per dirlo, non era per esibizione come qualcuno ha voluto criticare non sapendo”.

Una risposta in cui tutto sembrerebbe confermare un forte sospetto lanciato verso il Vaticano per l’ennesima delusione o meglio, per una possibile presa in giro, per quella tomba indicata da un angelo sui cui qualcuno avrebbe posato anche dei fiori.

La domanda è?  E’ possibile che quella tomba contenesse davvero i resti di Emanuela?  e che sia stata ripulita fornendo per le analisi (di parte) altre ossa tra le tante presenti.  Certo la presenza dei resti di Emanuela addirittura in un cimitero del Vaticano avrebbe degli sviluppi incredibili e pochi potrebbero pensare che una simile ipotesi possa essere verosimile, tuttavia le frasi sibilline manifestate, e i successivi commenti, indubbiamente aprono dei sospetti.

Lo stesso Pietro aveva commentato di essersi reso conto che quei personaggi, laici e non, presenti per conto del Vaticano all’apertura della tomba, gli avessero lasciato l’impressione di essere già quanto mai convinti del risultato del sopralluogo. 

In ogni caso la logica del discorso “parole solo dopo riscontri reali”, portata avanti dal fratello, potrebbe preannunciare sconvolgenti novità?

  Ricordiamo che il caso Orlandi è stato ufficialmente archiviato nel 2015 dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone (dal 2019 presidente del Tribunale Vaticano).

Abbiamo chiesto a Pietro anche in merito alle voci su un Emanuela, ora cinquantatreenne, viva e vegeta in qualche villaggio sperduto della Turchia.  

 “Il fatto è che non sono “novità “ né l’una né l’altra” – risponde il fratello di Emanuela – e aggiunge: “Le delusioni del Vaticano sono continue e la Turchia dall’83 rientra in una delle tante ipotesi. Chiunque può svegliarsi la mattina e dire che Emanuela sta in quel luogo o in quell’altro, che è viva o è morta. Il problema che tutte le fonti che parlano non portano riscontri e allora non serve una riflessione sulla Turchia” .

Orlandi ha poi dichiarato:

“In questo momento sto seguendo diverse cose che possono avere risvolti importanti, ma preferisco approfondire prima e avere riscontri concreti. Quando arrivo a raccontare pubblicamente alcuni fatti è perché ho riscontri e prove di ciò che dico, e se ne parlo è perché in quel momento è necessario che ne parli”. E ha così concluso: “E’ un momento un po’ particolare e non voglio commettere errori”.

Nuove piste, possibili risvolti importanti, approfondimenti, in attesa di riscontri concreti.  A 38 anni dalla sparizione della quindicenne, cittadina vaticana, in quel maledetto 22 giugno 1983, potrebbero quindi emergere possibili nuovi sviluppi. Dopo tutto sono diverse le persone che sanno, che hanno visto e che, dopo qualche timido cenno, si sono eclissate. Canuti porporati, agenti della sicurezza, servizi, testimoni di incontri e accordi inconfessabili. 

Basta pensare al feroce scontro sotto il Cupolone che vedeva tra i suoi protagonisti il capo dello Ior Paul Marcinkus e le strane frequentazioni tra il cardinal Poletti e Renatino De Pedis ( con tanto di foto brindisi) in quel Sant’Apollinaire, guidato dal discusso Don Vergari, in cui Emanuela studiava musica. Un istituto dove, secondo alcune voci, Emanuela potrebbe anche essere stata riaccompagnata dopo la sua sparizione… 

Tutto questo mentre resta aperta la querelle sui fascicoli presenti in Vaticano. Documenti sui quali la famiglia Orlandi non si arrende, reiterando le richieste per avere accesso a quelle preziose carte che ritiene sicuramente presenti negli cassetti di qualche studio cardinalizio.  E’ da far presente come nell’ interessante conferenza “intelligence week”, con uno spazio sul caso Orlandi, l’avvocato della famiglia della ragazza sparita abbia espressamente indicato come motivazione   quella sessuale, facendo cenno ai particolari appetiti di autorevoli esponenti, molto in alto, nella Santa Sede. Ha anche commentato: “la ragazza di quindici anni era molto carina”.

Una pista possibile ma che lascia perplessi alla luce della incredibile querelle messa in moto, con i plurimi appelli del Papa, il coinvolgimento di tanti soggetti e istituzioni, con un giro incredibile di ricatti, con tanto di interventi di servizi segreti di diversi Paesi e palesi depistaggi per parare i vergognosi appettiti di un altro protagonista del Vaticano. 

In ogni caso gli Orlandi non intendono mollare e non si fermano di fronte a quel “Ci spiace ma per noi è un caso chiuso, non abbiamo nulla da dire in più” pronunciato dal discusso cardinal Becciu nel 2017.

Ora si resta in attesa dei riscontri alla base di queste affermazioni relative alle tombe pulite, con il sospetto che vi sia ancora qualcosa di irriferibile.

A dir il vero anche solo l’idea che il corpo di questa povera ragazza possa essere stato sepolto dietro le mura leonine, oltre a risultare di primo impatto alquanto improbabile, sarebbe un fatto quanto mai raccapricciante e imbarazzante.

In conclusione  Marco Fassoni Accetti, l’uomo che si autoaccusato di aver partecipato al sequestro di Emanuela Orlandi e che ne fece ritrovare il flauto, proprio sulla questione delle tombe, intervenendo nel gruppo Fb di giornalismo investigativo del cronista del Corriere della sera e scrittore Fabrizio Peronaci, ha dichiarato: “Invece di occuparsi assurdamente di tombe improbabili, l’avvocatessa di Pietro Orlandi  chiedesse le prove che ho consegnato alla Procura, come la mia conoscenza delle decine e decine di frasi intercorse tra me e l’avvocato Egidio, trascrizioni secretate che nessuno conosce e che nessuno è andato a verificare”. La sfida dell’ex indagato al fratello di Emanuela nei giorni scorsi è tornata ad accendersi dopo la pubblicazione da parte di Peronaci del libro “Il crimine del secolo”, che a partire dall’attentato al Papa del 1981 ripercorre con dovizia di particolari tutte le fasi del mistero Orlandi. Dettagli che hanno risvegliato diverse polemiche. 

L’importante è che non ci si arrenda all’idea di veder  trasformato il caso Orlandi in un eterno , complesso e affascinante cold case,  buono solo per format tv. Per questo sono fondamentali nuovi riscontri per reali squarci di verità oltre le polemiche. 

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