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sabato, 12 Giugno 2021

Piazza San Carlo, le motivazioni della sentenza: “Appendino imprudente e negligente”

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Redazione
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Negligenza e imprudenza. E’ come viene ritenuto l’agire della sindaca per l’organizzazione di piazza San Carlo dal giudice che l’ha condannata a sei mesi nel processo per i fatti del 3 giugno 2017 in cui più di 1500 persone rimasero ferite e due morirono durante la finale di Champions league tra Juventus e Real Madrid. 

Per il giudice Maria Francesca Abenavoli Appendino ha compiuto delle scelte “frutto di un approccio frettoloso, imprudente e negligente, trascurando di assicurare il dovuto rilievo anche nella fase di formazione della decisione agli aspetti connessi alla sicurezza”. 


Nelle motivazioni si legge ancora: “La sindaca, decidendo di proiettare in piazza San Carlo la finale di Champions League, ha chiesto all’amministrazione e all’organizzatore di operare in condizioni la cui criticità era evidente, disinteressandosi poi di tutti gli aspetti operativi”.
Secondo il giudice “Appendino designa per l’organizzazione dell’evento Turismo Torino  e Provincia, ente strumentale della Città, che agiva in nome e per conto della stessa, omettendo di considerare che il tempo a disposizione per organizzare la manifestazione, di soli quattro giorni, non avrebbe consentito un’organizzazione meditata, completa ed efficiente, particolarmente sotto il profilo della sicurezza per la incolumità pubblica”.

 “Restiamo convinti che non spettasse alla prima cittadina seguire, anche sotto il profilo tecnico, l’evoluzione organizzativa dell’evento e i relativi aspetti meramente operativi. Sara’ uno degli aspetti fondanti l’atto d’appello, con il quale chiederemo la piena assoluzione”. Così Luigi Chiappero ed Enrico Cairo, legali difensori della sindaca di Torino Chiara Appendino, commentano le motivazioni della sentenza. “Nella sentenza – aggiungono gli avvocati – l’aspetto confortante e’ che trovino accoglimento molte considerazioni svolte dalla difesa. Il giudice ritiene insussistenti numerosi profili di colpa contestati alla sindaca, con particolare riferimento agli aspetti connessi ai procedimenti autorizzativi che hanno consentito la proiezione della partita. Ancora, si legge in sentenza come non fosse l’organo apicale del Comune a dover vigilare sull’osservanza delle prescrizioni imposte dalla Commissione provinciale di vigilanza”

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