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venerdì, 14 Agosto 2020

Piazza San Carlo e gli ultras diffidati: dubbi su alcune testimonianze. Nuovi indagati

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

L’avviso di garanzia per omicidio, disastro e lesioni colpose al prefetto di Torino Renato Saccone potrebbe non essere l’ultimo notificato in relazione ai fatti del 3 giugno scorso. Infatti ci sarebbe un altro indagato mentre il lavoro della magistratura non si sarebbe concentrato solo su quanto accaduto in Piazza San Carlo, ma anche sul secondo maxi schermo montato quella sera, al Parco Dora, dove però c’era molta meno gente (al punto da essere considerato un flop) e non è accaduto nulla.
Durante gli interrogatori sarebbero infatti emerse alcune novità relative alla posizione di persone che avrebbero avuto un ruolo quella maledetta sera. Allo stesso tempo alcune testimonianze non avrebbero convinto in pieno gli inquirenti.
C’è da ricostruire tutto della sera in cui in piazza veniva ospitata la proiezione della finale di Champions League Juventus-Real Madrid conclusasi con il ferimento di oltre 1500 tifosi e alla morte, dopo dieci giorni di coma, di Erika Pioletti.
Alcuni punti della narrazione sembrano interessare particolarmente i magistrati. Ormai è assodato: in piazza non c’erano solo “tifosi normali”, ma anche un centinaio di ultras bianconeri.
Per lo più si tratta di quelli diffidati, colpiti da provvedimenti Daspo, che a Cardiff non potevano andare.
Va fatta una premessa. Quelli precedenti alla finale Champions sono mesi difficili per la curva juventina. Infatti il suicidio di Raffaello Bucci, ex capo dei Drughi precipitato da un viadotto dell’autostrada Torino-Savona il 7 luglio 2016, ha fatto venire alla luce il caso del business dei biglietti venduti dalla ‘ndrangheta con i presunti contatti tra alcuni gruppi ultras e il crimine organizzato.
Come se non bastasse i Viking, dalle origini milanesi nati nel 1986, ma che è diventato il gruppo leader della Curva Sud viene raggiunto da una raffica di diffide e il divieto di esporre gli striscioni.
Addirittura i “vichinghi” per alcune partite sono costretti ad utilizzare della bandiere nautiche il cui codice formava il nome ormai vietato.
La società Juventus praticamente volta le spalle a questa frangia della sua tifoseria, mentre il loro capo storico Loris Giuliano Grancini è finito in carcere perché deve scontare un cumulo di pene di 13 anni e 11 mesi, tra cui una condanna di 11 anni per un tentato omicidio.
Il nome di Grancini appare anche nelle inchieste sulle presunte infiltrazioni delle cosche calabresi in curva. Ma come detto non è il solo ultras colpito: sono tanti i diffidati, anche di altri gruppi ultras, che si danno appuntamento il piazza San Carlo per organizzare il tifo per la Vecchia Signora. Tra loro e la società di Andrea Agnelli ormai è rottura.
Quella sera tra il via vai dei venditori abusivi ai varchi per entrare in piazza qualcuno nota alcuni volti conosciuti.
Nonostante la piazza non sia lo stadio e quindi il daspo (divieto di assistere a manifestazioni sportive) non può essere applicato ci sarebbe stato un momento di particolare tensione. Un’impasse: c’è chi, tra le forze dell’ordine, non è d’accordo a fare entrare nella piazza stracolma e che presenta già delle criticità i diffidati.
Con una mediazione alla fine tutto si risolve e gli ultras si posizionano sotto lo schermo per dirigere il tifo, addirittura in zone che non sarebbero consentite. Un grosso favore, che non avrebbe calmato gli animi e la tensione sarebbe rimasta nell’aria.

Nelle prime battute dell’inchiesta sui tragici fatti di piazza San Carlo oltre alla pista del finto allarme terroristico, si era parlato di una rissa tra due diversi gruppi, ma poi ci si era concentrati di più sui responsabili dell’organizzazione dell’evento, mentre poco (addirittura nulla) veniva aggiunto sulle cause che portarono alle tre ondate di panico.
La paura ha scatenato l’inferno, ma cosa ha provocato la paura? Qualcuno ha deciso quella sera di regolare alcuni conti? Chi ha mediato con le forze dell’ordine e quindi garantito per i diffidati? E loro c’entrano con quanto accaduto? Dopo sei mesi ancora troppe domande senza risposta. Per il momento la cronaca registra il nuovo avviso di garanzia, quello per il Prefetto, che però, come detto potrebbe non essere l’ultimo.

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