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giovedì, 18 Luglio 2024

Pescano nel torbido i “rivoluzionari” del 9 dicembre

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«Io so, ma non ho le prove». Così scriveva anni fa Pier Paolo Pasolini in merito ai segreti d’Italia nella stagione della strategia della tensione che vedeva interessati “servizi segreti” deviati, mafia, P2, criminalità comune come si è scoperto anni dopo durante il processo per il delitto di Piersanti Mattarella, assassinato a Palermo il giorno dell’Epifania del 1980.
Nei giorni scorsi in una delle cronache dei fatti accaduti a Torino su “La Repubblica” si accennava a persone incaricate per reclutare “bassa forza” da impiegare nei cortei, nei posti di blocco, nelle dimostrazioni violente di fronte a sedi istituzionali.
L’interlocutore del giornalista alludeva a chi avrebbe potuto avere interessi politici dai disordini, ricordando come qualcuno dalla Francia aveva fatto sapere nel corso di una conferenza stampa che in caso di un suo arresto in Italia sarebbe scoppiata una rivoluzione.
Ogni riferimento a persona realmente esistente “è del tutto casuale”, come si scrive nei titoli di testa dei film che raccontano storie che scottano.
Anche un cronista di “Nuovasocietà” ha saputo da ambienti che di solito sono sempre ben informati, anche perché è il loro mestiere, che sarebbero circolati soldi in modo particolare tra gli ambulanti maneggiati da elementi che bazzicano in modo particolare a Porta Palazzo dove commerciano i posti (il plateatico) con chi non ha la regolare licenza. Questi personaggi sarebbero anche noti negli ambienti malavitosi della ‘ndrangheta calabrese che opera nella nostra provincia.
Che questa ondata di disordini promossa da un fantomatico “Comitato per la rivoluzione” che ha indetto manifestazioni in molte parti d’Italia lo scorso 9 dicembre, sfruttando il legittimo malcontento presente nel settore del commercio, venisse cavalcata da un noto pregiudicato espulso qualche settimana fa dal Senato era facilmente prevedibile.
Forse però questa volta il Cavaliere e i suoi attendenti sono andati un po’ oltre nel momento in cui è emerso che nella protesta si sono infilate organizzazioni neofasciste, e inquietanti figure che attraverso la rete di Facebook hanno diffuso deliranti messaggi incitanti alla violenza.
Berlusconi, che si era buttato a capofitto nella mischia, chiedendo di incontrare subito i caporioni di questa rivolta, ha disdetto all’ultimo momento l’appuntamento anche perché “il fronte del 9 dicembre” si è spaccato.
Persino i noti “forconi” siciliani hanno preso le distanze dall’ambiguo agricoltore di Latina, venuto a Torino nei giorni scorsi per sobillare la piazza, avviluppato nel tricolore.
L’ineffabile Brunetta alla testa dei falchi di Forza Italia ha sostenuto invece che il nuovo partito del Cavaliere deve non solo dialogare con il movimento sceso in piazza il 9 dicembre senza distinguo, ma offrirgli una casa politica.
Di diversa opinione i resti dell’ala dialogante di Forza Italia: Romani, Matteoli, Bernini, Letta, Confalonieri poiché temono che si tratti di schegge impazzite delle categorie di loro riferimento.
Staremo a vedere cosa accadrà domani, mercoledì, con l’annunciata marcia su Roma dei Forconi e soci.

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