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giovedì, 27 Gennaio 2022

Pd, lavorare sulle periferie per superare il voto “di protesta”

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Saverio Mazza
Si occupa di politica e informazione. Responsabile Organizzazione del Partito Democratico di Torino.

L’analisi del voto, a caldo, è sempre frutto di una percezione personale in attesa di dati più chiari, flussi e studi più dettagliati.
Ma nulla, credo, potrà controvertire ciò che mi sembra ormai confermato, ossia il problema che il centrosinistra ha in alcune parti importanti della Città, per dirla breve, nelle periferie. Banale lo so.
Secondo alcune importanti agenzie di sondaggi, il Sì sul taglio dei parlamentari, a livello nazionale, sarebbe stato sostenuto “solo” dal 45% degli elettori PD. Un elettorato dunque spaccato in due e che si aspetta, ora, segnali di unità (bene ha fatto il Segretario che ha parlato di rappresentanza delle ragioni del NO).

Se riflettiamo questo dato su Torino, in particolare sul voto delle periferie, è evidente che nel plebiscito per il Si si annida un voto ancora di protesta, “anti casta”, che dunque non riporteremo a casa con il mantra (che può funzionare in altri contesti) dell’arginare il populismo. Questo non vale solo per Torino, ma anche per Milano e in generale in quasi tutte le grandi Città. Insomma, i problemi sono ormai cronici e solo una cura “shock” (senza scomodare slogan già usati) ne può invertire la tendenza. Il Centrodestra, da parte sua, in quella parte di Città potrà comodamente attendere i risultati elettorali senza fare una campagna elettorale, perché rappresenta, oggi, l’ incarnazione di quel voto di protesta. I Partiti che compongono il centrosinistra, invece, da soli non ce la fanno. E attenzione, quel voto “anti” è trasversale e poco inciderebbe l’ idea di sommare liste e Partiti al di fuori di un perimetro ben definito, proprio perché ad un problema, non possono corrispondere svariate ricette. Non giriamoci troppo attorno, dunque, l’inversione di tendenza la darà, se la darà, il candidato o candidata a Sindaco con il suo, nostro, programma e i messaggi che lancerà, specie se dovessimo confrontarci al ballottaggio.

Non confondiamo infatti le dinamiche che si vengono a creare con il turno unico previsto per le elezioni regionali, dove fin da subito c’è un ricorso al cosiddetto “voto utile” e dove l’elettorato ha solo “una chance” per chiarirsi le idee e dove invece, come per le comunali, la possibilità del ballottaggio demanda al secondo turno una scelta più netta. Ecco perché, spero di avere torto, credo che nella disputa per il Governo delle Circoscrizioni (a turno unico), stante la situazione attuale soffriremo molto di più.

Certo, il centrosinistra dovrà lavorare fin da subito affinché già nella prima fase, possa chiudersi qualunque partita. Difficile, ma non impossibile.
Non dobbiamo dunque perdere ulteriore tempo, va portato avanti speditamente il progetto Primarie per individuare colei (o colui) che avrà l’onore e l’onere di guidarci verso una vittoria serena, per il bene della Città e dei torinesi.
E’ venuto il momento della responsabilità di tutti, dell’archiviazione dei tatticismi, delle conte interne, dei fortini elettorali più o meno veritieri. L’unica alleanza percorribile è con la gente, c’è in ballo il futuro della nostra amata Torino, e i torinesi non sono più disposti ad aspettarci.

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