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lunedì, 22 Luglio 2024

Omicidio di Davide Bifolco, l’autopsia rivela: proiettile entrato dal petto e uscito dalla schiena

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Per giorni versioni sull’accaduto contrapposte e discordanti si sono scontrate.
Ora a fare un po’ di chiarezza sulla morte del giovane Davide Bifolco, il 16enne ucciso da un carabiniere in rione Traiano nella notte tra il 4 e il 5 settembre, sono arrivati i risultati dell’autopsia.
L’esame dei medici legali non sembra lasciare spazio a dubbi: il proiettile esploso dalla pistola d’ordinanza del militare è entrato dal petto del ragazzo, vicino al cuore, ed è uscito dalla schiena nella zona lombare. Il che significa che Davide è stato colpito frontalmente e, soprattutto, mentre si trovava a terra, così come hanno riferito diversi testimoni di quella notte.
Fabio Anselmo, il legale della famiglia della giovane vittima, è stato tra i primi a commentare i risultati dell’autopsia, diffusi nel pomeriggio di ieri. L’avvocato ha dichiarato che è ancora presto per sbilanciarsi in direzione di una tesi o dell’altra ma che perlomeno questa volta vi è accordo tra i consulenti sul risultato delle analisi dei medici. Fatto tutt’altro che scontato in vicende di questo tipo, quando a sparare sono le forze dell’ordine e arrivare alla verità sulla dinamica degli eventi può essere un percorso estremamente lungo e accidentato (e doloroso per i parenti delle vittime). Lo sa bene l’avvocato ferrarese Fabio Anselmo, che in passato si è occupato di casi come quelli di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi. E che ieri, di fronte ai risultati dell’autopsia, ha parlato di un punto di partenza solido per lo sviluppo successivo delle indagini sulla morte di Davide Bifolco.
Certo, qualche incongruenza con le dichiarazioni dei testimoni c’è, perché per qualcuno il ragazzo fu colpito alle spalle (cosa che verrebbe smentita dall’esame dei medici legali) ma tutti hanno dichiarato che il giovane era a terra, non stava scappando.
E troppi sono i dubbi sulla versione rilasciata invece dal carabiniere che ha esploso il colpo. Difficilmente la traiettoria del proiettile ricostruita dall’autopsia si concilia con l’ipotesi di un colpo “accidentale”, sparato per errore quando il militare è inciampato. E poi ci sono le giustificazioni per essere sceso dall’auto con il colpo già in canna, entrambe smentite: i tre ragazzi non erano armati e, soprattutto Arturo Equabile, il presunto latitante che i militari stavano inseguendo, non era a bordo di quel motorino.
C’è poi un’altra questione che divide rispetto allo svolgimento del processo: secondo le direttive dell’Unione Europea, infatti, quando l’indagato appartiene alle forze dell’ordine, l’indagine deve essere affidata a un differente corpo di polizia, per evitare comprensibili conflitti d’interesse. È questa la richiesta che l’avvocato Anselmo farà, chiedendo che a indagare sulla morte di Davide non siano i militari dei carabinieri, coinvolti direttamente nella vicenda.

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