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giovedì, 28 Maggio 2020

Nuovo regolamento dehor, Grippo (Pd): “Il malcontento è segno che la giunta ha sbagliato”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuovasocietà. Caporedattore dal 2017. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano.

Dei 2500 dehor presenti in città a Torino ben 1000 sono a rischio con il nuovo regolamento. La delibera di giunta infatti ha stabilito che sono solo due i tipi di dehor possibili: quello semplice fatto solo con sedie ombrelloni e pedana e dei veri e propri padiglioni chiusi.

Mentre questi ultimi non possono essere installati nel centro storico e in altre zone cittadine protette della Sovrintendenza per i beni storici e culturali.
La conta è dunque di 140 dehor del centro che dovranno essere smantellati e di ottocento strutture che dovranno rinnovare la concessione senza avere certezza sul sé e quando. Quello che è sicuro invece è che chi decidesse di istallare un dehor d’ora in poi dovrà andare in contro a maggiori spese come le pratiche edilizie, un aumento del Consap e lungaggini burocratiche.

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Ma non va bene nemmeno chi sceglie di non utilizzare più le strutture esterne perché va da sé che ciò significherebbe una perdita di clienti così come avrebbe ricadute sull’occupazione torinese in quanto meno tavoli da servire significa anche meno necessità di personale. Le associazioni di categoria hanno già annunciato battaglia, mentre questa mattina la commissione consiliare Lavoro e commercio ha iniziato ad affrontare la discussione sulla delibera.

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«La giunta ha messo mano al regolamento dei dehor perchè era una materia che andava riordinata e lo chiedevano anche i diretti interessati stessi. Il problema è che così come è stato fatto il nuovo regolamento non viene incontro alle richieste della categoria», spiega la vicepresidente della commissione e consigliera Pd Maria Grazia Grippo. «La realtà è che tutti i punti sono stati bocciati dagli interessati e persino gli uffici della tecnostruttura che affianca gli assessori non sono del tutto d’accordo con queste misure. Penso che di fronte a una situazione simile bisogna porsi qualche domanda, mentre l’amministrazione continua a marciare con il paraocchi, convinta di aver fatto quello che è stato richiesto», prosegue Grippo.

Un elemento di tensione in più che si aggiunge a un’altra delibera alquanto contesta, quella che trasforma la Ztl in “Torino centro aperto” con ingresso a pagamento per 12 ore al giorno. «Deve essere che la giunta ha aperto la cartina di Torino e scelto il centro come zona per fare tutti i disastri che vuole. Dopo la Ztl il regolamento dehor che costringe allo smantellamento di 140 strutture solo nella zona. Insomma, anziché un rilancio rischiamo di vedere un centro quanto mai in difficoltà».

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