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sabato, 15 Agosto 2020

“Non una di meno” sanziona il monumento ad Amedeo VI di Savoia. E i social si indignano

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuovasocietà. Caporedattore dal 2017. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano.

Non è piaciuta al mondo dei social la scelta di sanzionare il monumento di piazza Palazzo di Città raffigurante Amedeo VI di Savoia, soprannominato il Conte Verde, da parte delle attiviste di “Non una di meno” che sabato scorso sono tornate in piazza per una nuova manifestazione. 

“Crociato, Stupratore, Colonizzatore. Contro la vostra storia di dominio e violenza scriviamo la nostra fatta di lotte e sorellanza!” si legge sullo striscione affisso sulla statua e già rimosso dalla Digos.

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Un atto di protesta che richiama a quanto sta accadendo negli Stati Uniti dove il movimento Black Lives Matter sta sanzionando le statue simbolo del passato schiavista e che ricorda quanto accaduto anche a Milano alla statua di Indro Montanelli. Eppure al popolo dei social network l’idea non è piaciuta. Sono infatti in tanti quelli che stanno in queste ore ripostando l’immagine con tanto di commenti di critica per l’azione compiuta, soprattutto non apprezzando la scelta di attaccare un monumento considerato simbolo della città.

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Ma chi era veramente Amedeo VI di Savoia?

Vissuto tra il 1334 e il 1383 era il figlio primogenito di Aimone di Savoia, Conte di Savoia e D’Aosta, e di Violante Paleologa. Rimasto orfano a 10 anni divenne ufficialmente erede delle terre del padre e al raggiungimento della maggiore età impegnò tutti i suoi sforzi per rafforzare ed espandere i confini, non solo attraverso imprese militari ma anche con sapienti trattati di matrimonio che hanno riguardato sia lui stesso che la sorella Bianca.

Partecipò a una Crociata per liberare il cugino materno Giovanni V Paleologo e conquistò Gallipoli, sconfiggendo Bulgari e Turchi. E’ noto anche il suo amore per i tornei, durante i quali da giovane partecipava vestito di verde, e da qui il soprannome “Il Conte Verde”. Le leggende raccontano anche che come premio per la vittoria ai tornei chiedesse non oro ma donne.
Morì nel 1383 a Campobasso dove si recò per sostenere i diritti di Luigi D’Angiò sul trono di Napoli. 

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