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martedì, 28 Maggio 2024

Napoli, 17enne ucciso dai carabinieri. Rivolta contro le forze dell’ordine

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Un ragazzo di 17 anni è stato ucciso questa notte a Napoli, colpito a morte da un proiettile esploso da un militare dell’arma dei Carabinieri.
Secondo le prime ricostruzioni, la vittima, Davide Bifolco, stava viaggiando a bordo di uno scooter assieme ad altre due persone. Intorno alle 2.45 i tre ragazzi avrebbero incontrato un posto di blocco che gli intimava di fermarsi ma avrebbero proseguito dritto. Di lì, l’inseguimento da parte dei Carabinieri attraverso il quartiere Traiano fino a quando il conducente del motorino avrebbe perso il controllo del mezzo, cadendo a terra.
A quel punto uno dei tre passeggeri si è dato alla fuga, inseguito invano da uno dei due militari, mentre l’altro si è avvicinato ai due ragazzi rimasti a terra per immobilizzarli. È in quel momento che il proiettile è stato esploso dalla pistola d’ordinanza del carabiniere, uccidendo il giovane 17enne. “Un colpo accidentale” si sarebbe subito giustificato il responsabile dell’uccisione di Davide Bifolco. Ma la dinamica resta ancora tutta da chiarire, anche perché al momento della morte il ragazzo era a terra e, a quanto pare, sarebbe stato ammanettato quando già era stato colpito e l’eventualità di un colpo esploso accidentalmente difficilmente si concilia con questa prima ricostruzione dei fatti. Il passeggero fermato assieme alla vittima, un ragazzo di 18 anni, è stato sentito dagli inquirenti già nella notte e ha riferito di aver visto il militare puntare la pistola contro l’amico a terra.
La notizia della morte del ragazzo, deceduto all’ospedale San Paolo dove era stato trasportato, ha fatto in breve il giro del quartiere di Napoli, scatenando un’ondata di rabbia contro le forze dell’ordine. I primi a non darsi pace e a pretendere delle risposte sono ovviamente i familiari di Davide. «E’ stato un omicidio», continua a ripetere tra le lacrime il fratello. Che poi aggiunge: «Guidava uno scooter non suo, non era assicurato e non aveva il patentino. La mia famiglia non aveva soldi per comprare un motorino a Davide. Forse si è spaventato, forse voleva evitare il sequestro del mezzo e per questo non si è fermato davanti alle forze dell’ordine».
Alle sue dichiarazioni si aggiungono il dolore e l’incredulità della madre del ragazzo: «Quel carabiniere non ha visto che Davide era un bambino?».
Ma la rabbia per l’accaduto era tanta anche al di fuori della cerchia dei familiari e poco dopo la morte del ragazzo una folla si è radunata sotto l’ospedale in cui era stato portato il corpo di Davide, che ora verrà sottoposto ad autopsia. In breve centinaia di persone sono scese in strada e la protesta è esplosa, indirizzandosi contro alcune automobili della polizia, una delle quali è stata completamente distrutta.
«Qui al rione Traiano i carabinieri non li vogliamo più» era il sentimento più diffuso. Poco più di un mese fa, il 31 luglio, sempre nel Napoletano un ragazzo di 27 anni, Antonio Mannalà, era stato ucciso in una dinamica simile, colpito da un proiettile mentre veniva ammanettato dalle forze dell’ordine.

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