La sindaca di Torino Chiara Appendino si è recata alla pasticceria Lupo, in piazza Respighi, Barriera di Milano. Appendino infatti ha voluto parlare di persona con il titolare, Nicola, perché colpita dalla storia di un dipendente della pasticceria, ucciso dal Coronavirus. E il titolare e i colleghi della vittima hanno deciso di aiutare la famiglia, con una colletta.
Racconta Chiara Appendino: “’Lo abbiamo fatto con il cuore sindaca, per tutti noi lui era un fratello. In questo quartiere siamo cresciuti insieme’ . È con queste parole che Nicola, titolare della Pasticceria Lupo, zona piazza Respighi, in Barriera di Milano, ha finito di raccontarmi cosa ha significato per loro la Fase 1, che è anche il motivo per cui la Fase 2 è particolarmente difficile.
Continua Appendino: “Il “lui” di cui parla era un loro dipendente, che il maledetto covid19 si è portato via. Alla notizia, titolari e colleghi hanno fatto una colletta per non lasciare sola la famiglia e aiutarla in uno dei momenti più bui che la vita ti possa riservare.
“Io non so se in 37 anni di attività (il padre di Nicola, Nazareno, ha aperto nel 1983) abbiano mai visto un periodo così difficile – aggiunge Appendino – Però posso dirvi cosa ho visto io. Ho visto tanta forza e tanta voglia di ricominciare. Ho visto un’attenzione maniacale nel mettere in evidenza tutte le norme di sicurezza”.
“Ho visto clienti attendere diligentemente fuori il loro turno per prendere un caffè da asporto. Un semplice caffè, che però ha un vago sapore di normalità”.
“Non prendiamoci in giro, la Fase 2 è dura – sottolinea Appendino – Al netto degli entusiasmi e di tutto quello che di bello si può dire. La Fase 2 significa nuove, difficili, abitudini. Significa (sacrosante) regole sanitarie da rispettare. Significa non sapere se e quanto dovrai aspettare per entrare nel tuo negozio preferito. Ma anche non sapere se i tuoi clienti avranno voglia di attendere quel tempo, che non può dipendere solo da te”.
“Però sentirmi dire, fuori dalla pasticceria: “Guardi sindaca, per noi essere qui ad aspettare vuol dire anche aiutare come possiamo”, mi ha riempito il cuore. E mi fa pensare che tutti insieme, questo enorme patrimonio della nostra comunità – fatto di artigiani, di imprenditori, di persone che ogni giorno si impegnano nella loro attività – possiamo preservarlo e farlo ripartire”.
“Andiamo nei nostri esercizi di vicinato, farlo ora è uno straordinario gesto di amore e di solidarietà verso la nostra comunità. Con responsabilità. Come sempre”, ha concluso Appendino.






