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venerdì, 7 Agosto 2020

Morta la migrante incinta salvata a Bardonecchia da una volontaria di Rainbow4Africa. Narcisi: “Nessuna umanità”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Il bimbo ce l’ha fatta la madre no. È morta la madre nigeriana 31 anni trasportata al Sant’Anna di Torino dopo essere stata salvata il 9 febbraio dalla dottoressa Carola Martino dell’ospedale di Pisa, volontaria della ong Rainbow4Africa, intervenuta dopo il respingimento francese alla frontiera di Bardonecchia. Destinity, cosi si chiamava la sfortunata donna, è mancata dopo il parto cesareo con cui ha dato alla luce un bimbo che pesa solo 700 grammi e che ora si fa a gara in ospedale per farlo sopravvivere.
La “colpa”della donna, affetta da un linfoma provocato da immunodeficienza per una trasfusione infetta, era quella di voler raggiungere, accompagnata dal marito, la sorella in Francia. Ma alla frontiera del Monginevro il loro sogno si è interrotto perché è stata fatta scendere dalla corriera e nessuno ha dato ascolto alle loro richieste di aiuto e di allarme per le condizioni di salute di Destinity che con un pulmino, insieme ad altri, è stata abbandonata (o meglio scaricata) dagli agenti francesi davanti alla Stazione di Bardonecchia.
Il dato sconcertante è che nessuno si sia preoccupato di avvisare il presidio italiano della presenza di una donna in gravi difficoltà respiratorie e incinta di sette mesi. Solo la presenza di un medico nella struttura ha impedito che il dramma coinvolgesse anche il bambino.
Per i solerti francesi a quanto pare non vi è motivazione che tenga e nemmeno che valga la pena di essere esaminata. La questione apre uno squarcio sulla rigidità dei respingimenti delle autorità francesi che praticamente non fanno entrare nessuno e senza troppi scrupoli rimpatriano con pulmini fino alla stazione di Bardonecchia tutti. Anche minori non accompagnati.
Donne e bambini che cercano di varcare il confine in quello che rappresenta da anni il nuovo punto di approdo, speranza e di passaggio per i migranti che vogliono recarsi in Francia o raggiungere altre mete nel nord Europa. Questo molto spesso per dei ricongiungimenti familiari. Il caso risolleva l’attenzione sulla questione. Un’ attenzione che fino a ora non ha prodotto molto
Per i volontari di Rainbow4Africa, Ong di medici particolarmente impegnata a Bardonecchia (e in diverse realtà italiane e africane) che ha come slogan la frase “soccorrere non è un crimine” «si tratta di un’ennesima prova delle conseguenze di una rigidità che cancella ogni forma di umanità che non si piega nemmeno davanti a una vita che nasce» come evidenzia il presidente Paolo Narcisi, per il quale l’amarezza e la tristezza non cancella la volontà continuare a lottare per dare aiuto concreto a chi soffre per le follie umane.
 
Le foto pubblicate sono di Federico Ravassard

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