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venerdì, 4 Dicembre 2020

Max Casacci (Subsonica) e le Sardine: Il diluvio che chiede alla vecchia politica di farsi da parte

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Un “diluvio” di sardine, “l’onda perfetta che si infrange” contro gli stereotipi e gli strabismi della politica di maniera. A Torino il 10 dicembre piazza Castello si riempirà del nuovo, giovane, fresco movimento che si rifà al pesce che si stringe, che fa gruppo, che sguscia, come del resto tutti quelli della sua specie, da chi vuole acchiapparlo in rete, che sia fisica o virtuale.

I Subsonica, storica band rock torinese hanno rimpolpato le fila dei protagonisti della cultura e dello spettacolo che appoggiano il movimento. Max Casacci non ha dubbi.

«Mi piace la reazione che questi giovani hanno avuto a una politica che sembra sorpresa dalle piazze delle sardine. Fino a quando la politica si negherà al ricambio generazionale, restando incollata alle poltrone fino all’ultimo respiro con personaggi che ormai non rappresentano più le necessità di un’intera generazione, ci saranno queste risposte da parte dei giovani».

Alla politica manca un vivaio?

Direi piuttosto che ai giovani sono negati tutti gli spazi chiave, tenuti ben stretti da chi non cede il passo. Sono usati come comprimari. In ogni campo c’è stato un cambio generazionale, di idee, di energie: dallo sport, alla musica, all’arte, al teatro. Solo i protagonisti della politica non cambiano. Abbiamo l’Europa, che ha dato credito a un’adolescente come Greta Thunberg la quale ha smosso e sta smuovendo animi, passioni e responsabilità in tutto il mondo e qui in Italia l’unica cosa della quale ci si preoccupa è il tipo di comunicazione da usare.

Ma tra pinguini, gattini, facili slogan, persino una rinnovata gestualità, la politica vuole arrivare alle giovani generazioni.

Non è la comunicazione a dover essere giovane, ma il comunicatore quindi il politico, l’amministratore, così da poter capire e intendere davvero i bisogni di una generazione lasciata ai margini delle azioni e delle decisioni. I giovani mostrano reattività, energia, hanno voglia di esserci.

I giovani non votano, e sono un bacino ai quali attingere. Non per nulla la comunicazione sociale è al centro di tutte le campagne elettorali. Più è friendly, più “spacca”. O no?

Ecco dobbiamo uscire da questo loop. I giovani non sono voti, non sono masse che si spostano con questa o quella campagna sui social. Fa sorridere la vecchia politica che vuole imparare a comunicare in modo friendly per arrivare laddove non è accettata. È necessario, urgente, un cambio di passo.

Però, queste sardine, ammettiamolo. Protestano ma non propongono nulla.

Non vogliono finire nell’imbuto della spettacolarizzazione televisiva e nella semplificazione di chi vuole categorizzarli, di chi vuole mettere il cappello “politico” sul movimento. Non vogliono parlare e cedere alla grammatica avvelenata e stantìa di una certa politica. Fanno bene.

Giocando con le vostre canzoni, potremmo usare “Un colpo di pistola” che fa male a chi è “A corto di numeri”?

No, la canzone più adatta è “Il diluvio”. Dopo, nulla resta più come prima: Il diluvio è lo sbocciare di una coscienza sociale nell’adolescenza, il refresh.

 

foto dal profilo Facebook di Max Casacci

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