L’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica ha riproposto all’attenzione del dibattito politico il tema di una possibile, o potenziale, “rinascita della sinistra Dc” o, ancora di più, di una riattualizzazione della stessa Democrazia Cristiana nel panorama politico italiano.
Ovviamente nulla di male o di particolarmente dannoso nel pensarlo e nel dirlo. Ma, se vogliamo essere onesti e anche realisti, normalmente le ragioni della nostalgia non prevaricano mai le condizioni reali della politica. Certo, per quelli che hanno avuto la mia formazione politica e culturale, l’elezione di Mattarella al Colle è stata una gran bella notizia. E, dopo aver ascoltato il suo primo intervento in Parlamento, ho ritrovato molte delle ragioni politiche e e culturali della sinistra Dc e di una stagione che, al di là di ogni valutazione, ha comunque segnato una pagina di
“bella politica”. Ma, appunto, un conto è ricordare quella stagione politica e un’altra cosa è riproporre quella esperienza politica, culturale ed etica nell’attuale contesto politico italiano. Il rischio di scivolare nella nostalgia e nei ricordi e’ sempre dietro l’angolo.
Ecco perche’ oggi, almeno questa e’ la mia opinione, la vera sfida politica e’ quella di saper dare cittadinanza a quei valori e a quello stile nella concreta dialettica politica italiana. Senza nostalgie e senza aver lo sguardo rivolto all’indietro. Questo significa, almeno per noi cattolici democratici e popolari, riuscire nel Pd, o altrove, a far si’ che quella tradizione lieviti e condizioni il progetto politico dell’intero partito. E questo al di la’ delle correnti, dei posizionamenti tattici e degli stessi organigrammi interni.
Ora, e’ del tutto naturale – e anche comprensibile – che dopo l’elezione di un leader e di un testimone come Sergio Mattarella al vertice dello Stato, la cultura cattolico democratica abbia un soprassalto d’orgoglio. E, di conseguenza, tutti coloro che si riconoscono e che sono stati protagonisti – seppur in epoche diverse – di quella esperienza si sentano tentati, oggi, di poter riproporre quelle dinamiche. Al riguardo, però, credo che Veltroni ha fatto una riflessione pertinente e del tutto condivisibile. E cioe’, ha detto in sostanza l’ex segretario nazionale del Pd,
quando e’ stato eletto Capo dello Stato Giorgio Napolitano, a nessuno e’ venuto in mente di riproporre il Pci o semplicemente i Ds. Anzi, proprio l’anno successivo l’elezione di Napolitano, è decollato un progetto politico, il Pd, che ha superato le vecchie appartenenze politiche e partitiche dando vita per la prima volta ad un partito culturalmente “plurale”.
E’ sufficiente ricordare questo passaggio di Veltroni per scongiurare qualsiasi operazione nostalgica o revanscista. Semmai, al contrario, adesso e più di prima, c’è la concreta possibilità per verificare se i cattolici democratici hanno la forza politica e il coraggio delle idee per dar fiato e gambe ad un patrimonio culturale che non è affatto archiviato e non si può qualunquisticamente storicizzare. Del resto, come proprio ci hanno insegnato i padri della sinistra Dc, una esperienza politica e culturale vive ed è moderna nella misura in cui condiziona e segna l’evoluzione della
politica e della società. Normalmente non passano alla storia quei gesti e quelle presenze che si limitano a gestire il potere, a governare l’esistente e a presidiare l’ordinaria amministrazione. Ce lo ha ricordato, ovviamente con altre parole, lo straordinario intervento di Sergio Mattarella al Parlamento durante il suo giuramento.





