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venerdì, 19 Luglio 2024

M5s, la campagna chiusa a Torino. Grillo: “Paese spaccato in due”. Appendino: “Rifiuterò ruolo di senatrice”

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di Bernardo Basilici Menini

Proprio nel capoluogo piemontese si conclude, anche per il fronte del No, la campagna referendaria. Con tutto lo stato maggiore del Movimento  5 Stelle radunato in piazza San Carlo, i grillini hanno tenuto un comizio di fronte a circa quattromila persone dal pomeriggio fino alla prima serata. Presenti tutti i grandi nomi: oltre al comico ligure, Chiara Appendino, Davide Casaleggio, Di Battista, Di Maio, Virginia Raggi, Paola Taverna, Alberto Airola e i vari portavoce.

Proprio la sindaca pentestellata, acclamata dal suo elettorato, ha iniziato il suo discorso dalla vittoria elettorale di giugno: «L’ultima volta qui in piazza non sapevamo ancora cosa sarebbe successo. Questa riforma prevede che i sindaci facciano anche i senatori: io mi rifiuterò di farlo, perché è impensabile che il sindaco trovi tempo per seguire tutti i lavori del nuovo Senato, noi dobbiamo stare qui in mezzo alla gente per capire i problemi e risolverli. Non siamo noi quelli del No: questo paese ha avuto una classe politica che si è comportata pensando ai risultati elettorali, mentre ora è arrivato il momento di fare che scelte che magari non si capiscono subito, ma che possono impattare positivamente nei successivi dieci anni. Dobbiamo mettere al centro i temi della povertà e del lavoro». Appendino chiude con uno dei temi più scottanti che ha dovuto affrontare: «proprio per questi motivi ieri abbiamo detto No alla Tav: sappiamo che a lungo termine la nostra scelta sarà quella giusta. Dire No è una scelta rivoluzionaria».

Il più atteso della serata era però Beppe Grillo. «Io sono un perdente, la mia vita è stata costellata di fallimenti e se domenica perderemo avendo tutti contro sarà una bellissima sconfitta». Dopo aver ricordato Dario Fo e Gianroberto Casaleggio, ha attaccato il fronte del Sì: «Le hanno provate tutte e hanno spaccato il paese in due. Noi portiamo avanti una diversa visione del mondo, con proposte come il reddito di cittadinanza. Ma le vecchie idee resistono, si stanno equipaggiando per un mondo che non sarà più. Nel Movimento ormai non c’è più razionalità, sono lo stomaco e la passione che ci portano avanti. Loro fanno le cose complicate, ma con la complessità il cervello si ferma e allora poi ti fai portare via tutto, anche le cose più importanti: sanità, scuola, acqua, e per questo dobbiamo reagire di stomaco. I ragazzi mi imitano, gridano, fanno, perché siamo passione totale. E dobbiamo andare avanti».

Poi l’attacco ai media: «Siamo di fronte a una informazione sballata, in cui il falso diventa vero perché non c’è neppure il contraddittorio. E questo è un tantino preoccupante».

Accolto dai cori «Dibba, Dibba!», Alessandro Di Battista parla dal palco di Torino, per poi lanciarsi in una corsa verso l’aeroporto con il trolley alla mano per via Roma. «Abbiamo seminato tanto, ora speriamo di raccogliere. A chi non vuole votare o è ancora indeciso io dico che rischia un grosso errore: dobbiamo combattere contro un sistema che vuole togliere un diritto e trasformarlo in un privilegio. Noi la Costituzione la vogliamo cambiare: vogliamo abolire l’immunità parlamentare, inserire l’obbligo di dimissioni per tutti i parlamentari che cambiano partito e altro ancora. Anche perché ormai il meccanismo del parlamento è chiaro, tu mi salvi votando per la mia immunità, poi passi nelle mie fila e mi dai pacchetti di voti per approvare la Buona Scuola o la legge Fornero. Il Partito Democratico piazza prodotti tossici come il Jobs act e lo sblocca Italia, o come la riforma della scuola, che serve a creare una generazione di insegnanti demotivati, che così insegnano male e rendono il popolo più ignorante per poterlo controllare più facilmente. I partiti oggi sono come banche o spa e i finanziatori sono quelli che gli danno i soldi».

Acclamata anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi «Non siamo una maggioranza silenziosa, ma silenziata, dato che ci nascondono mentre noi riempiamo le piazze. Ci sono cose incredibili in queste riforme, come le provincie che esistono ancora ma non vengono votate. Parte del diritto di voto ce lo hanno già tolto. Io e Chiara dobbiamo già fare due lavori e con questa riforma dovremo fare anche il dopolavoro da senatrici part-time. E’ importante avere una classe politica attenta che abbia il tempo da dedicare a fare bene il proprio lavoro e io devo già rispondere a quel milione di cittadini che ha messo una croce sul nostro nome».

Luigi di Maio parla invece della storia del voto: «Quando leggo la riforma penso alla storia del diritto di voto, al sangue versato dai nostri partigiani, che si sono messi a scrivere una Costituzione che desse sovranità al popolo. Hanno scritto che il voto è un dovere civico non per obbligarci a votare, ma per sottolineare che era un diritto, tuo soltanto, e se non lo sorvegliavi te lo scippavano. Le leggi degli ultimi anni ci fanno tornare indietro nella storia: prima il Porcellum che ci ha tolto le preferenze, poi hanno abolito gli elettori delle province. Ora tolgono il voto dal Senato perché hanno paura del popolo quando va a votare e paura che il popolo li mandi a casa. Siamo tra le prime generazioni dove i figli stanno peggio dei padri. Ognuno vota quello che vuole, ma con il No si vota per poter continuare a votare in futuro».

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